BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

RIFORMA PENSIONI/ L'anticipo della rendita per i disoccupati (ultime notizie)

Riforma pensioni, anticipo della rendita integrativa per i disoccupati. Tutte le novità e le ultime notizie sui principali temi riguardanti le pensioni

Riforma pensioni, Lapresse Riforma pensioni, Lapresse

ANTICIPO RENDITA PER I DISOCCUPATI

Con il ddl concorrenza, diventato legge questa settimana, arrivano importanti novità anche in tema pensioni in via anticipata. È stato infatti stabilito che coloro che hanno un periodo di disoccupazione superiore ai 24 mesi potranno richiedere un anticipo della rendita di un fondo pensione fino a dieci anni prima della maturazione dei requisiti pensionistici. Si tratta di una misura che potrebbe portare un po’ di sollievo a chi resta senza lavoro in età avanzata, ma che riguarderebbe comunque soltanto chi ha un piano di previdenza complementare. Tra l’altro la legge, anche per incentivare la previdenza integrativa, prevede, tramite accordi collettivi anche aziendali, la possibilità di destinarvi solo una parte e non tutto il Tfr come invece avviene ora. Dunque un piccolo sollievo, in attesa che magari vengano fatti altri passi avanti sul pensionamento anticipato tramite la Legge di bilancio.

DAMIANO DIFENDE LA QUATTORDICESIMA

Cesare Damiano “difende” i pensionati che ricevono la quattordicesima e vivono all’estero, dopo le parole di Tito Boeri. “Se le grandi aziende di casa nostra, come la Fiat, scelgono di domiciliarsi nei Paesi fiscalmente più convenienti, perché dovremmo fare la morale a chi ha 1.000 euro di pensione al mese e lotta per la sopravvivenza?”, ha detto l’ex ministro del Lavoro. Il Presidente dell’Inps, in audizione al Senato, era tornato ancora una volta a segnalare che ci sono prestazione di tipo assistenziale, come appunto la quattordicesima o l’integrazione al minimo, che vengono erogate anche chi non vive in Italia. In questo senso Damiano ha ricordato che l’Inps ha fatto sapere che sono circa 89.000 le quattordicesime pagate all’estero e questa “è forse la dimostrazione che chi ha pensioni basse decide di migrare in Paesi dove la tassazione è più favorevole e la vita costa meno”.

LA DELUSIONE DEI LAVORATORI PRECOCI

C’è un po’ di delusione tra i lavoratori precoci, visto che nella lunga intervista che ha concesso a Il Sole 24 Ore, Pier Carlo Padoan ha affrontato diversi temi, parlando anche della Legge di bilancio, senza però fare alcun cenno al tema delle pensioni, men che meno poi, ai precoci stessi. Recentemente, al di là delle parole del ministro dell’Economia, sembra in effetti che il dibattito pensionistico si sia concentrato sugli interventi per i giovani, le donne e sulla possibilità di bloccare l’aumento dell’età pensionabile. Ai precoci potrebbe interessare solamente quest’ultimo punto, posto che non mancherebbero tra loro anche donne che potrebbero vedere avvicinarsi il momento della quiescenza se fossero approvati interventi di riconoscimento dei lavori di cura. Tuttavia della famosa Quota 41, chiesta da tempo dai precoci, non si parla più, quanto meno tra gli esponenti della maggioranza e del Governo. Comprensibile, quindi, la delusione.

PIRANI CHIEDE MAGGIOR FLESSIBILITÀ

Paolo Pirani, intervistato da Labitalia, tra le altre cose ricorda quanto sia importante il dossier previdenza in Italia, perché “abbiamo, credo, l’età pensionistica di uscita più alta d’Europa, che penalizza in particolar modo le donne”. Secondo il Segretario generale della Uiltec-Uil, questo “non è accettabile: occorre, proprio perché i lavori e le condizioni delle persone sono diverse, che ci siano delle flessibilità e delle possibilità di andare in pensione con assegni decenti, nel momento in cui le persone decidono per questa scelta e non essere obbligati a trovarsi nella prospettiva di andare in pensione a 70 anni, o anche oltre, come rischia di capitare con l’attuale sistema ai nostri ragazzi e ragazze”. Su quest’ultimo punto il sindacalista ha ricordato come sia necessario “migliorare la condizione previdenziale” dei giovani, che rischiano di non avere futuro pensionistico.

LA PROPOSTA DI LEGGE DELLA LEGA NORD 

La Lega Nord ha ha depositato alla Camera dei deputati una proposta di legge per sterilizzare l’adeguamento dei requisiti pensionistici all’aspettativa di vita fino al 2022. Lo ha fatto sapere Roberto Simonetti, primo firmatario di tale proposta. Il deputato del Carroccio ha anche detto che entro i prossimi cinque anni sarà necessario varare “una controriforma Fornero, portando veramente l’età anagrafica pensionistica alla media europea, ben al di sotto quindi dei 65 anni di età”. Simonetti, durante la presentazione alla stampa di questa iniziativa, ha voluto evidenziare come oggi il meccanismo che lega requisiti pensionistici e aspettativa di vita non abbia più ragion d’essere “sia perché, di fatto, l’innalzamento dell’età anagrafica operato dalla riforma Fornero ha già inglobato gli ipotetici aumenti illo tempore congetturati e sia perché abbiamo di gran lunga oltrepassato la media europea”.

Dal suo punto di vista, quando il Governo Berlusconi aveva introdotto tale meccanismo (nel 2009) la situazione era diversa e la ratio della norma consisteva nel contenere la spesa e alzare il requisito anagrafico verso la media europea. Il problema è che con la Legge Fornero è stato compiuto un notevole balzo che rischia di far arrivare l’età pensionabile a 70 anni nel 2050. “Otto provvedimenti di salvaguardia e istituti come l’Ape volontaria e l’Ape social sono la conferma dei danni prodotti dalla legge Fornero”, ha aggiunto il deputato della Lega Nord, confermando quindi la linea del suo partito contro la riforma delle pensioni varata alla fine del 2011.

LE CRITICHE AL RISCATTO GRATUITO DELLA LAUREA

Pier Paolo Baretta è uno dei sostenitori della proposta di varare il riscatto gratuito della laurea per i Millenials. Una misura che, spiega Luciano Capone dalle pagine del Foglio, rischia in realtà di rappresentare un vantaggio per la fascia di popolazione con il reddito più alto. Se infatti l’intento è quello di dare un aiuto a chi potrebbe affrontare carriere discontinue nel corso della propria vita lavorativa, in realtà “la misura sarebbe fortemente regressiva perché, visto che si basa sull’ultimo stipendio percepito, avvantaggerebbe chi ha redditi più alti”. Inoltre, sottolinea Capone, si rischia di creare un’iniquità rispetto agli altrettanto giovani Millenials con prospettive di carriere discontinua che non arrivano all’università, ma si fermano al diploma. Se l’obiettivo è “premiare” il merito di chi studia, forse sarebbe preferibile aumentare le borse di studio piuttosto che regalare degli anni contributivi.

ARDIZONNE CONTRO M5S

Il Movimento 5 Stelle porta avanti la sua battaglia contro i vitalizi non solo per il Parlamento, ma anche per la Regione Siciliana. Ma proprio da Palermo arrivano accuse ai pentastellati: “Il Movimento 5 stelle gioca sull’antipolitica, ma è stato l’unico gruppo parlamentare all’Ars che non ha votato il recepimento del decreto Monti con cui sono stati ridotti i costi della politica”, ha detto Giovanni Ardizzone, Presidente dell’Assemblea regionale siciliana. Il quale, secondo quanto riporta siciliainformazioni.com, ha voluto anche ricordare che sono già state tagliate di 14 milioni di euro le indennità dei parlamentari regionali, tanto che la sua è uguale a quella del Presidente del Consiglio del Molise. “Lo stipendio dei parlamentari e’ stato ridotto e il costo del Parlamento e’ diminuito di 19 milioni. Chi afferma il contrario lo fa per cattiva fede e ignoranza. Agli attacchi rispondiamo con i fatti”, ha aggiunto Ardizzone.

© Riproduzione Riservata.