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Libertà di educazione, Quaderno 34

È nato l’insegnauta?

Dall’aggiornamento tecnologico-informatico forzato all’autoformazione digitale? I docenti, tra Scilla e Cariddi, se la caveranno? LUIGI GAUDIO

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C’è un fenomeno nuovo in rete, che sta assumendo proporzioni rilevanti. Mentre fino a un po’ di tempo fa i docenti svolgevano un ruolo passivo nella rete, adesso essi sono diventati protagonisti.

Sempre più insegnanti aprono siti, blog, weblog, podcast, commentano, fanno e-book, slide, libri di testo on-line, realizzano corsi di e-learning, iniziano a usare la LIM nella didattica.

Un mondo a parte è quello costituito dalle nuove tecnologie, che si realizzano non sul pc, ma su dispositivi portatili,come smartphone, touch-phone, i-phone, table, i-pad, ed e-book reader, come le molte app disponibili su I-PAD, gratuite, come educreations, doceri, inspiration lite, o a pagamento, come notability o keynote.

C’era una volta l’insegnante costretto ad aggiornarsi, a seguire corsi di informatica, ad applicare l’informatica nella didattica o nella programmazione, che vedeva questa nuova frontiera come un’imposizione dall’alto, che nulla aveva a che fare con la sua pratica didattica quotidiana.

La situazione dei docenti in questi ultimi anni fa però emergere una figura nuova, di un docente che non è costretto da altri, ma autonomamente e continuamente usa le tecnologie nella didattica ordinaria.

Alcuni fatti e alcune constatazioni potrebbero dimostrarci che è nata una nuova categoria di internauti, che potremmo chiamare, con un neologismo, gli “insegnauti”.

Si aggirano, infatti, per le aule docenti che sono continuamente in collegamento per motivi didattici, e magari proprio tra quelli che qualche anno fa si mostravano più restii.

Insomma, ormai l’uso delle tecnologie non è più un optional per i docenti.

In campo amministrativo le istanze on-line ormai sono una conoscenza per i docenti che chiedono la mobilità, che partecipano a un concorso, che devono aggiornare la propria scheda anagrafica, ecc…

Dagli scrutini elettronici, ai registri on-line, ai corsi on-line, dalle iscrizioni ai concorsi, dalle domande di trasferimento al materiale didattico, ormai tutto passa dalla rete, tutto è a portata di click.

L’insegnante si serve del Web per comunicare con gli studenti, genitori e colleghi, attraverso un semplice email a una mailing list, oppure l’iscrizione a gruppi su Google+ o Facebook.

Anche la formazione è cambiata. Si sono attivati Video-Corsi on-line su Insegnalo.it, oppure su 29elode.it, su Studentville e Matematicamente, su Oil Project e Studenti.it, alcuni gratuiti, altri a pagamento, ma a prezzi modici.

Proliferano i Social network di insegnanti, come La scuola che funziona, un social network in cui migliaia di insegnanti si confrontano, si scambiano lezioni, consigli sui metodi di insegnamento, bibliografie aggiornate.

Infine, il docente diventa discente, e questo lo si è visto con i concorsi per dirigente scolastico e adesso per quello a cattedra. Pur con tutte le critiche e le problematiche connesse a questi concorsi, sono proliferati gruppi su facebook, google, o wikipedia di studio e di confronto sui concorsi e sulla scuola, ecc…

Si sono scoperte nuove modalità di formazione, come gli mp3, o programmi per realizzare mappe concettuali.

Ogni docente, inoltre, può realizzare una piattaforma di e.learning gratuita su My docebo.

L’importante, però, è capire che le tecnologie non sono altro che strumenti a disposizione del docente, così come una volta la lavagna o il quaderno: sta all’insegnante utilizzarle in modo critico e giudicarle, per dominare e non rincorrere le innovazioni, subendole.

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