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Libertà di educazione, Quaderno 35

Consapevolezza e curiosità: così il liceo proietta alla scelta della professione

Cosa succede quando uno stage e buoni docenti aiutano lo studente a ri-conoscersi e a iniziare il suo cammino nel mondo? Ce lo racconta ANDREA TORRANO

Foto FrassatiFoto Frassati

Un neodiplomato del liceo linguistico di Civitanova Marche (MC), scrivendo alla sua ex-insegnante di lettere, fa un bilancio dei suoi anni di scuola , riflettendo su ciò che lo ha aiutato a mettere a fuoco le sue inclinazioni, orientandone gli studi successivi e predisponendo in lui un’attitudine costruttiva nei confronti di tutta la realtà.

Non è stato affatto facile scegliere quale potesse essere il mio futuro. Ma oggi, da ragazzo “neo-maturato” del 2013, mi sento di poter dire che una minima possibilità per determinare il mio destino e, chissà, forse anche quello della mia famiglia, mi è stata concessa. Il mio trascorso di liceale di indirizzo linguistico è stato un viaggio molto intenso tra materie, lingue e mondi diversi, a volte discordanti ma sicuramente complementari, per i quali sono entrato in contatto con sensibilità ed opinioni diverse. Particolarmente il viaggio nel V anno mi ha permesso di costruire qualcosa di nuovo e di personale.

La scuola e i miei “accompagnatori”, comunemente chiamati professori, sono stati determinanti. Ognuno di loro ha aperto di fronte alla classe un ventaglio di possibilità, un metodo diverso e specifico, ciascuno a proprio modo mi ha incuriosito; e proprio la curiosità mi è stata trasmessa, quella che mi ha dato la spinta per affacciarmi ad un altro mondo, quello della cosiddetta vita “vera”, la vita da ragazzo “maturo”, adulto, a partire dalla scelta importante del momento: quella di iscrivermi all’Università di Lingue per la comunicazione ed i mass-media.

Quello stage che mi ha aperto gli occhi

Nelle ultime tre settimane del IV anno tutti noi studenti del linguistico abbiamo avuto l’opportunità di partecipare allo stage lavorativo in ambiti da noi scelti; tale iniziativa ha spinto a metterci in gioco sul serio, superando i banchi di scuola ed entrando nelle vesti di quello che per me era il mondo poco noto e misterioso del lavoro.

Fin da piccolo ho sempre avuto curiosità per la medicina, più precisamente per chi con il semplice movimento delle mani sapeva curare dolori lancinanti del corpo. Crescendo ho scoperto prima di tutto il nome di quella medicina curativa, la fisioterapia, successivamente quanto difficile ma affascinante fosse il lavoro di quelle persone dalle mani “magiche”.

Con lo stage ho colto subito l’occasione per sperimentare se la fisioterapia fosse davvero la mia strada futura, o meglio, il mio progetto di “self-made man” quale mi sentivo e mi sento un po’ tutt’ora. L’esperienza di “Alternanza scuola-lavoro” è stata una delle più costruttive tra le tante opportunità offertemi dal liceo e con cui ho potuto capire i confini reali di quello che fin allora era stato un sogno. Sono entrato a contatto con i pazienti confermando ciò che mi aspettavo e che desideravo: vedere come studi specifici con i relativi sacrifici si possano trasformare poi in un mezzo concreto e pratico per far stare meglio chi soffre fisicamente e non solo.

Quelle tre settimane spese cercando di soddisfare la mia sete di curiosità, facendo domande su cure e trattamenti, convivendo con momenti ora di sollievo ora di sconforto dei pazienti, però, sono state necessarie per capire che quel bellissimo mondo, nella mia infanzia “magico”, in realtà non mi apparteneva.

Vivendo immerso completamente nel lavoro che sarebbe potuto essere in futuro il mio lavoro personale, ho scoperto a fine esperienza che le pareti bianche, asettiche così come la musica rilassante trasmessa nelle sale di cura e nei corridoi non facevano per me.

La scoperta di un nuovo mondo

L’anno sicuramente decisivo per la mia scelta universitaria, per aggiungere quindi un tassello fondamentale al progetto che ho sempre voluto costruire e che continuo a sostenere con fatica per il mio futuro, è stato sicuramente il V anno, l’ultimo, quello in cui si tirano le somme e in cui anche chi non si sente abbastanza maturo, è costretto ad esserlo per il proprio bene.

Durante l’intero percorso scolastico, fin dalla scuola media, ho avuto la fortuna di viaggiare e di raggiungere posti che nemmeno i miei genitori hanno ancora potuto vedere. Proprio grazie a questi viaggi, dal nulla è nata in me una nuova passione, tutta mia, maturata insieme a me, quella delle lingue. Passione purtroppo poco a poco affievolitasi nel corso dei cinque anni di liceo, sia per la prospettiva a volte sbagliata, sia per contingenze problematiche con cui mi affacciavo alle materie linguistiche. La passione delle lingue, per destino, forse immanente, sicuramente latente in me, si è resa nuovamente viva proprio nell’ultimo anno scolastico, quando, dopo tanti interrogativi e supposizioni sono riuscito a capire cosa davvero dovevo cogliere da ogni insegnante, cercando inoltre di ricomporre e ahimè razionalizzare i miei desideri.