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Libertà di educazione, Quaderno 35

Il lavoro e la scuola: un confronto a partire dall’istruzione tecnico-professionale/2

Venere di Botticelli. ParticolareVenere di Botticelli. Particolare

È come quando io vado in montagna: faccio sempre un po' fatica (personalmente preferisco guardare le montagne che scalarle), ma grazie a Dio ho degli amici che mi aiutano sempre a raggiungere la meta. All'inizio della camminata spesso mi succede che uno mi dica:  «Arriveremo là», io alzo la testa e vedo una casina piccola così e dico: «Non ce la posso fare»; «Ma guarda che là c’è il rifugio e si mangia il capriolo» (e qui la cosa diventa anche interessante!) «Insieme ce la facciamo» e mentre vado, ho in mente queste due cose in quelle due ore di camminata: la meta (e il capriolo!) e il fatto che c'è uno con me che mi sta continuamente dicendo che io ce la posso fare! Certo che se invece della camminata mi proponesse una ferrata pazzesca, sarebbe un atto assolutamente anti educativo, perché verrei a incontrarmi con una sconfitta certa e con la conseguenza che non mi fiderei più del mio amico.

Un inciso: io non confonderei la parola “lavoro” a scuola con qualcosa per forza di eccezionale, un manufatto particolarmente eccelso, perché il lavoro è proprio avere chiaro cosa si sta facendo avendo chiaro a chi lo si deve dare e questo può avvenire con "produzioni" anche molto semplici.

 

Faccio un esempio riguardo il cosa vuol dire per me cercare di mettere in azione un allievo: un mio amico professore di arte alle medie, mentre gli raccontavo di queste cose, mi dice: «Ah io faccio così: quando devo insegnare la prospettiva, il disegno della prospettiva, non glielo spiego, glielo faccio, così vedono e imparano»; io gli ho lanciato una provocazione ulteriore: «Se io fossi in te gli lancerei una sfida! Direi: «Ragazzi, vedete questo disegno come è prospettico? Provate a farne uno uguale, magari guardando questo panorama».

Quando voi sfidate un ragazzino a fare una cosa, quasi facendogli capire che sarà un po' dura, ma che ce la può fare (è l'esempio di prima  della montagna), lui si muove perché giustamente dice “Voglio fargli vedere” e poi incomincia ad ascoltarti quando, durante il disegno, tu spieghi alcune cose, perché lo stai aiutando a risolvere un problema, il ragazzo infatti sta già facendo esperienza di ciò che gli chiedi, cioè dello scopo e quindi non sentirà più come estranea la tua spiegazione.

Io l'ho provato tante volte sui miei ragazzi, sono ragazzi poco compiti e la prima conquista è che si accorgano di te, non che ascoltino o prendano appunti, ma che si accorgano di te! Se avete visto il film Freedom Writer,c'è questa giovane insegnante che entra in classe, la prima ora della sua prima esperienza: è impressionante perché entra e non si accorgono di lei. Nelle nostre scuole, almeno qualche volta, capita.

Ma se tu lanci una sfida, cioè un qualcosa di cui loro stanno già facendo esperienza perché hanno trovato un problema da affrontare, incominciano a darti credito, perché cominciano a vederti come colui che è più autorevole nel risolvere quel problema.

 

Faccio un altro esempio: avevamo a scuola un corso di parrucchiere… quindi tagliano i capelli: cosa c'è di più pratico? (ma attenti che anche il laboratorio più pratico lo si può fare in maniera assolutamente teorica!). Comunque, c’era l'insegnante di Italiano che era un po' in difficoltà sulle cose e gli venne questa idea: io a quel tempo ero il direttore della scuola e ricevo una mail da questa insegnante:  “sei invitato il giorno x perché ci saranno le parrucchiere furiose”. Io l'ho vista un po' come una minaccia: mi stavo immaginando queste parrucchiere che stavano preparandosi per assaltare la direzione! Mi ha poi chiamato spiegandomi la cosa: in Italiano stava facendo dei brani dell'Orlando Furioso e si era accordata con il docente di acconciatura per fare questa cosa nello spazio di un paio di mesi:  le allieve avrebbero letto con il docente di Italiano alcuni brani dell’Orlando Furioso; avrebbero poi cercato di immedesimarsi con un personaggio a loro scelta; parallelamente le ragazze avrebbero dovuto realizzare in laboratorio modelli di acconciature ispirate al carattere, secondo la loro visione, del personaggio scelto.