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Libertà di educazione, Quaderno 35

Il bambino al lavoro

Quale spazio lascia la scuola primaria alla manualità? Come promuovere e valutare la qualità e il gusto del “fare” bene? Appunti dall’esperienza della maestra ELISABETTA BALDO

Mongolfiere: simboli di apprendimentoMongolfiere: simboli di apprendimento

Il percorso di apprendimento è sempre un “uscire da sé”, un aprirsi ed accogliere, per conoscere la realtà . Quale il ruolo delle attività manuali al riguardo nella scuola primaria? Come proporle e valutarle?

 

Lo sviluppo della manualità è condizione indispensabile per l’apprendimento, per acquisire gli strumenti fondamentali che da sempre la scuola primaria ha il compito di offrire ai bambini: tradizionalmente il saper leggere, scrivere e far di conto.

Mi sono accorta che la manualità consente all’insegnante di avere un “linguaggio in comune” con il bambino di 6 anni. Gli obiettivi di apprendimento legati alla manualità sono facilmente comprensibili. Quando ho bisogno di far capire al bambino dove desidero accompagnarlo attraverso il lavoro in aula, posso parlagli degli obiettivi legati allo sviluppo delle abilità manuali; e sono da lui chiaramente compresa.

Per esempio, all’inizio della scuola primaria quando dico agli alunni : «Prima imparerete a scrivere in stampato maiuscolo, poi in minuscolo ed infine in corsivo. Prima userete la matita e successivamente la penna stilografica» parlo loro delle tappe della manualità e mi accorgo che vengo ascoltata con molto interesse.

Lo sviluppo della manualità inoltre crea nell’alunno una “forma mentis” che gli sarà utile in ogni percorso di apprendimento.

Il percorso di apprendimento è sempre un uscire da sé per conoscere la realtà. A scuola questo “uscire da sé per conoscere” avviene spesso facendo delle attività manuali e queste sono sempre accompagnate dalla fatica: è faticoso tenere bene la matita, mettere in ordine il proprio materiale scolastico, ecc …

Il bambino perciò inizia a capire che il percorso di conoscenza è sempre accompagnato dalla fatica e che la fatica non è un ostacolo, ma una condizione che gli permetterà di raggiungere, di conoscere la realtà che intravvede, che lo incuriosisce.

Per concludere questo primo punto se dovessi fare un paragone direi che la manualità sta all’apprendimento come l’aria sta alla mongolfiera: se l’aria non c’è la mongolfiera non sta in piedi e tutto ciò che si può conoscere guardando dall’alto, dal cielo, rimane lontano. Lo stesso vale per la manualità: il bambino esercitando la propria manualità scrivendo, tenendo in ordine i quaderni, la cartella, i libri, conosce e apprende cose che aveva inizialmente solo intravvisto e che lo incuriosivano.

E la tecnologia?

Un giorno sono entrata in una classe seconda e sono stata attirata da un forte rumore: il rubinetto dell’acqua nel bagno accanto era rimasto aperto. Ho spiegato ai bambini che occorre ricordarsi di chiudere il rubinetto dopo averlo aperto perché altrimenti si spreca l’acqua. I bambini hanno ascoltato con attenzione e hanno detto di essere d’accordo. Nonostante questo, il rubinetto è rimasto aperto tante altre volte. Allora, ho deciso di svolgere la lezione di tecnologia partendo da quel fatto: «Non riusciamo a ricordarci di chiudere il rubinetto; cosa possiamo fare per risolvere questo problema?». I bambini hanno proposto di installare i rubinetti elettronici che fermano da soli il getto dell’acqua, e hanno aggiunto molte soluzioni fantasiose. A quel punto ho detto che avevamo a disposizione solo carta, pennarelli ecc.. Allora hanno proposto di scrivere un cartello che ci ricordasse che l’acqua è un bene prezioso. Tutti però volevano disegnare un’ immagine accanto alla scritta e allora ho fatto fare una gara di disegno; loro stessi hanno votato il disegno migliore. Infine abbiamo plastificato il cartello e l’abbiamo appeso accanto al lavandino. Da allora il rubinetto viene chiuso e tutti siamo soddisfatti.