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Libertà di educazione, Quaderno 35

Quando lo sguardo della maestra insegna il lavoro

Cosa significa e come è possibile imparare a “svolgere un lavoro ben fatto” nella scuola primaria? Appunti della maestra CARMEN ROTA a partire dalla sua esperienza quotidiana 

Armando Spadini - Bambini che studianoArmando Spadini - Bambini che studiano

In qualunque momento del cammino dell’esperienza è necessario vigilare affinché a tutti gli alunni e a ciascuno sia offerta la possibilità di affrontare con verità e con adeguata responsabilità la fatica della conoscenza. Da cosa si capisce che si è sulla strada che porta al lavoro ben fatto?


Pensando dettagliatamente alla quotidianità del nostro ‘far scuola’, ho enucleato alcuni indicatori utili per riconoscere un lavoro/compito ben fatto nella scuola primaria, così come suggerisce l’esperienza mia e dei colleghi della mia scuola.

Adesione consapevole ai contenuti dell’esperienza

Spiego con il breve resoconto di un viaggio di istruzione. Con i bambini di quarta e quinta siamo stati a Varigotti per un’esperienza di pittura in riva al mare. Tornati a scuola e cercando di dare le parolealle emozioni vissute, pensavo che il modo opportuno per assegnare il compito non poteva essere generico come “racconta della tua esperienza a Varigotti”. C’è il rischio infatti di costringere il bambino a uno sforzo inadeguato: non sa da dove incominciare, deve ‘fingere’ di essere interessato, non ha a disposizione punti di riferimento per cercare di “interrogare la propria esperienza in modo profondo” e far emergere l’essenziale significativo. Spesso allora il bambino cerca di “cavarsela” con una elencazione, cioè un “non lavoro”.

In questo caso invece, poiché la pittrice che ci guidava aveva raccontato un fatto molto significativo e toccante a proposito della bellezza, era naturale far memoria di quel fatto. Perciò dire: «Ricordiamo le parole della pittrice» era come rivedere la concretezza di un fatto, un’ occasione per ‘scandagliare’ dentro di noi . Siamo certe che a questo livello il bambino non ha difficoltà perché l’esperienza per lui è chiara, è consapevole di ciò che è accaduto dentro di lui. Anche questa volta l’esito soddisfacente si è visto nei loro testi: anche quelli più semplici non sono stati banali.

Intuizione dei legami con il significato

Quando in classe nascono curiosità autentiche, si può camminare spediti nell’imparare, le scoperte si collegano e le conoscenze si concatenano nella percezione di un ‘unità e di un’ apertura spontanea del “ sapere”. Quando sentiamo il bambino esclamare: «Ah, allora è per questo che …», vuol dire che c’è aspettativa di novità.

Così è accaduto durante lo studio di un argomento di scienze quando si parlava della diversità tra i Virus e i Batteri; un bambino intuisce il perché a volte il medico prescrive l ‘antibiotico e altre volte no.

Intravedere i nessi tra le cose vuol dire gettare un ponte tra ciò che già sai e ciò che potrai ancora sapere con sempre crescente desiderio.

Prendendo sul serio le intuizioni degli alunni possiamo rispondere a domande che forse non avremmo osato porre. I bambini sono capaci di portarci “oltre”: possono facilmente capire per esempio che cosa c’entri tu con gli uomini delle altre civiltà; oppure che cosa c’entri con la libertà dei Greci che li ha fatti così crescere gettando le basi per la filosofia: «Tu pensi quando sei libero - arrivano a dire - perché non hai altri scopi né paure».

Livello delle domande personali

Dalle domande che i bambini pongono si capisce se stanno immedesimandosi realmente o se stanno eseguendo a casaccio o meccanicamente il loro compito senza ragionevole motivazione. Durante un lavoro di ‘ricognizione’ dentro alcuni argomenti di scienze, Emma si è avventurata in una serie di calcoli sommando le date di nascita di scienziati di cui si stavano esaminando le scoperte. Che domanda si era fatta ? Non ne sapeva dare la ragione. Però richiamata a riflettere, si accorge subito dell’ insensatezza, così che si inventa addirittura un’altra situazione, altrettanto insensata per convincere la maestra di aver capito l’errore: è un esempio di un vero lavoro, anzi…eccellente! Intanto… anche la maestra si convince… che ai bambini si può proporre tutto, a condizione di una delicatezza nei rapporti e una attenzione alle ‘pretese’.

Mobilitazione e organizzazione libera

Per qualunque attività che si intraprende a scuola, dopo i primi momenti di attenzione ai contenuti, osservazione, argomentazione, è indispensabile ‘rischiare’ sulla libertà del bambino. Bisogna lasciare che il bambino conduca il suo lavoro secondo una modalità propria senza troppe spiegazioni, così viene richiamata fortemente la responsabilità personale e lo sguardo si apre; da solo si dovrà ingegnare, la creatività sarà messa in gioco e la padronanza delle conoscenze si sviluppa piano piano senza la paura dell’errore, senza la fissità dei meccanismi. Significativo ne è per esempio lo svolgimento dei problemi: con molta tranquillità tutti gli alunni sono lasciati decidere autonomamente un ordine di procedura; a volte scrivono prima i dati, a volte prima le domande, eseguono certi calcoli in modi differenti a seconda della complessità del lavoro. Lo sguardo della maestra poi vigila e accompagna a riconoscere ciò che è conveniente fare; fornisce modelli di riferimento che il bambino è già preparato a comprendere: si parte da una mobilitazione personale già in atto.