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Libertà di educazione, Quaderno 35

Tre parole antiche per un umanesimo del lavoro. Labor, studium e conscientia: il tris di un liceo

Labor, studium e conscientia: per BARBARA MECCARELLI è il tris del liceo per un giovane che entri nel mondo del lavoro con un habitus capace di fargli vivere il legame tra cultura e realtà 

Cicerone – Tusculanae disputationesCicerone – Tusculanae disputationes

La cultura non è un soprammobile da esporre, ma parte della propria humanitas nei confronti della realtà. Il liceo oggi come entra in gioco in questo processo? Quanto è vicino ai ragazzi in tutto il viaggio formativo iniziato a 14 anni? In che modo?  

Cos’è il lavoro per l’uomo? E’ lo spazio su cui egli poggia parte della sua riconoscibilità, è momento di confronto con sé, è plusvalore umano: è esplicare competenze, sfidare le proprie capacità, realizzare creatività ed ambizioni personali, concretizzare aspirazioni e sogni, costruire un progetto. Almeno questo dovrebbe essere!

E cos’è il lavoro per un liceale di oggi?  Come si apre quel mondo ai suoi occhi, quando dal microcosmo protetto e certo della scuola egli si affaccia su un macrocosmo labile, imprevedibile, sul quale è difficile costruire una progettualità che si approssimi a personali competenze, capacità, creatività, ambizioni, sogni…?

I ragazzi del V anno – scoperte in corsa attitudini inclinazioni ed aspirazioni - sono scissi tra desiderio per Università con prospettive lavorative difficilmente spendibili e ipotesi più concrete di investimento di sé. Nei mesi conclusivi di scuola l’ansia spesso diviene decisione rassegnata ed ineluttabile a fine percorso, quando bisogna ormai fare i conti solo con la realtà.

Il liceo oggi come entra in gioco in questo processo? Quanto è vicino ai ragazzi in tutto il viaggio formativo iniziato a 14 anni?

Studioso e/o studente ?

Al sistema lavoro fragile e complesso il liceo risponde cooperando alla costruzione di una personalità pluriprospettica che vi entri non con spirito di sopravvivenza, ma entro una progettualità della persona, sapendo agirvi con protagonismo attraverso le proprie risorse utili. Ciò avviene proprio perché epistemologicamente il liceo forma un habitus mentale, attiva una sensibilità umana entro un legame tra cultura e realtà nella pratica scolastica quotidiana ed eventualmente in stage lavorativi ove il potenziale modus operandi divenga atto.

Oggi, nelle urgenze della produzione, si percepisce il liceo in un’indistinta nebulosa di astrazione e distanza dalla realtà e si sovrappone all’immagine di studente l’idea di studioso. “Stud-ente”: il suffisso -ente riconduce all’ “essere”, fa pensare che nello studio “l’agire” e “lo stato” di chi opera si identifichino; infatti lo studente è colui che applica-tende-realizza anche attraverso ricerche. “Stud-ioso”: il suffisso –oso porta ad un agente còlto solo nell’atto, a volte in un virtuosismo di ricerca non applicata. Nel liceo, studioso e studente si fondono grazie all’attivazione di strumenti cognitivi, operativi, creativi, passando nelle discipline per la via del ragionamento euristico e poggiando su tre pilastri: studium, labor, conscientia. Su di essi lo studente di ora strutturerà l’uomo di domani affrontando il lavoro in qualunque direzione: vie permanenti della persona, portano a flessibilità e convertibilità senza rinunciare all’unicità, alla soddisfazione, alla riconoscibilità di sé, cuore del lavoro.

“Quid est autem dulcius otio litterato? Alludo a quegli studi per mezzo dei quali arriviamo a conoscere l'infinita natura, e il cielo e la terra e i mari, mentre siamo ancora nel mondo". Scomodiamo Cicerone (Tusculanae disputationes, V 36), i suoi otium-humanae litterae e negotium, per rappresentare dinamiche tra scuola e lavoro, complementari come l’otium e il negotium. L’otium, greco scholè (tempo libero), dalle etimologie tra l’attivismo riposante del mondo pastorale e l’idea della libertà di muoversi senza assedio militare, non è inattività, ma dinamismo e libertà d’agire1. Di contro, il negotium-ascholía (occupazione) è implicazione in un’attività strutturata e definita che circoscrive la libertà. Allora, nella formazione di un uomo che non si senta alienato dal lavoro e che vi si riconosca attraverso ciò che  pensa, crea, produce, devono convivere otium e negotium, e la scuola-scholè deve proiettarsi all’investimento della persona nel negotium, intorno ad un centro di intesa, fiducia, stima reciproche2.

Cultura e lavoro

In tale prospettiva, il liceo opera sulla base del legame tra studio – cultura – lavoro. Le etimologie di tali parole hanno il centro semantico nella “tensione per qualcosa”:  stud-  riconduce all’ “adoperarsi”; cult- (da kwel-“ruotare, girare” dunque “rivoltare la terra, dissodare”) al “coltivare, attendere con cura” ed il suffisso “-ura” del participio futuro a “cose prossime alla coltivazione”, a “fare crescere”; labh- all’ “afferrare” e, in senso figurato, “volgere il desiderio, la volontà, l’intento a qcsa”3. Inoltre le parole intorno allo studio sono accomunate dall’idea dello sguardo o della proiezione a qualcosa con cui si è implicati per contatto, per compresenza, per intenzione, per sentire: “applicazione” e “appassionare” hanno il prefisso ad- “verso”, il primo con la radice greca plek- “piegare” –esito: “apporre un oggetto ad un altro affinché si tocchino”-, il secondo con pat- “soffrire”, nel senso positivo di “curiosità, scoperta” quindi “provare molto interesse”; “cura”, ossia “preoccupazione, sollecitudine”, deriva dalla radice ku- (kau, kav) “osservare, guardare”; “interesse” con il prefisso inter- è come dire “essere fra le cose di alcuno”; “motivazione” contiene mot, ossia “movimento” verso qualcosa: queste parole implicano attivismo, partecipazione operativa4.

Inoltre labor e opera convergono con etimologie ed ambiti del mondo contadino, dove lo sforzo e la fatica sono la conditio sine qua non si ottengono risultati produttivi, alcuna opera; la radice di “cultura” è la stessa di “coltura” e “coltivare”.