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Unità duale di studio e lavoro

Dello studio come lavoro e del lavoro come intelligenza e manipolazione della realtà secondo le esigenze del cuore. FRANCO LAVIOLA illustra condizioni e modi per sconfiggere il dualismo 

Vincent Van Gogh - Contadini al lavoro Vincent Van Gogh - Contadini al lavoro

Di recente parlando con gruppo di studenti capivo che per loro la scuola era un passaggio obbligato ma che la vita vera per loro incominciava con lo squillo dell’ultima campanella. Era evidente una frattura tra la loro persona, la scuola e la realtà. Voglio offrire qualche breve riflessione, pur consapevole della complessità della questione, per proporre qualche soluzione. La strada da percorrere per sanare questa frattura potrebbe essere quella del recupero del rapporto del soggetto umano con ciò che rende consistente sé e le cose, cioè l’essere come presenza così come suggerisce la tradizione cristiana.1

L’origine della frattura

Credo che si possa identificare l’origine di quella frattura nella riduzione che la modernità ha operato della presenza delle cose al pensiero del soggetto umano. In questo modo le cose sono quello che il soggetto pensa, il pensiero prevale sulla presenza delle cose fino a schiacciarle su di sé. L’albero, l’uomo, l’affetto, gli interessi, i soldi sono quello che l’uomo pensa che siano. Tale riduzione avrebbe, poi, fatto muovere i primi passi alla separazione tra teoria e pratica le quali nella loro radice originaria sono unite anche se distinte. La teoria incominciava ad essere considerata come il momento del pensiero che precede la prassi senza che questa attingesse più le sue ragioni dalle cose guardate ma dalle cose ridotte al pensiero. Da qui si può facilmente intuire che la separazione tra teoria e pratica ha portato il suo influsso sulla separazione tra studio e lavoro considerando il primo come la parte teorica del secondo che sarebbe solo prassi. Considerare lo studio come teoria e il lavoro come pratica porta ad una riduzione che rende insofferenti gli studenti verso lo studio e i lavoratori verso il lavoro.

L’essere alla radice dell’unità

Nella cultura moderna è saltato, detto altrimenti, il momento “terrestre” che porta ad un impoverimento dello spirito perché questo non ha più a disposizione la via che gli permette il rapporto con l’intimo delle cose. Il problema è insito nel tipo di rapporto che si ha con questo prato o con questo albero, come si utilizza il tatto e la vista rispetto al fiore e alla pietra. Secondo una certa mentalità moderna la realtà palpabile non sarebbe l’inizio del nostro sapere il quale, invece, rimarrebbe imprigionato nelle maglie di una ragione umana chiusa. Dio, però, chiede ad Adamo, prima di coltivare la terra, di dare il nome ad ogni cosa. Infatti dare il nome ad ogni creatura vuol dire riconoscerne l’essere nella sua semplice presenza, come contenuto nascosto nelle cose. Significa riconoscere che il fiore è, l’albero è: ‘Prima di essere arabile la terra è intellegibile, buona per il nostro spirito … La terra ha bisogno dello sguardo contemplativo quanto della vanga del contadino. E questo sguardo è sorgente e vertice delle nostre fatiche. Ma noi abbiamo perso la vista’2.

Paradossalmente la realtà nella sua materialità non è più alla portata della nostra conoscenza. Stranamente tocco il libro e spesso dico: ‘Non lo conosco!’. Pertanto per curare quella sfasatura tra studio e vita bisogna ricuperare il rapporto con la materialità delle cose per poterne scrutare l’intimo. Infatti osservando le cose come stanno ci si accorge soprattutto che l’essere contenuto nelle cose ha due caratteristiche che lo spingono a realizzare lo scopo della sua esistenza. Prima di tutto che per la sua stessa natura l’essere è attivo e comunionale di per sé. Inoltre che l’essere dell’uomo ha il suo primo movimento comunicativo nella coscienza di essere sete di verità, di bontà e di felicità. Infatti non c’è mamma che non si alzi la notte per cullare il bambino per farlo riaddormentare o geniale architetto che non abbia in questo essere per la verità, la bontà e la felicità l’inizio del suo estro. In questo essere dell’uomo fatto naturalmente attivo e in quelle sue esigenze che troviamo l’energia che muove l’uomo per affermarsi come uomo esprimendosi attraverso l’azione che è duale, fatta di studio e di lavoro. Dello studio come lavoro e del lavoro come intelligenza e manipolazione della realtà secondo le esigenze del cuore.


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