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SCUOLA/ Il monito super partes di Napolitano: basta con la difesa dello status quo

Inaugurando l’anno scolastico, il presidente della Repubblica ha indicato alcuni elementi essenziali per affrontare il tema scuola: superare la difesa dell’esistente; non ripartire sempre da zero; accettare il dialogo e il confronto; assumersi la responsabilità di ridurre la spesa

napolitano_studentiR375_30set08.jpg(Foto)

Giorgio Napolitano ha una storia di uomo di cultura e di uomo di sinistra. Ora, da presidente della Repubblica, non può dimenticare se stesso. E quando guarda alla scuola vi scorge quella che lui stesso ha chiamato “emergenza educativa”. Così, all’apertura ufficiale dell’anno scolastico, in presenza del ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, senza intervenire sullo specifico dei suoi provvedimenti, le ha dato ragione.

Ha detto:

1)      La scuola ha bisogno di «scelte coraggiose di rinnovamento: non sono sostenibili posizioni di pura difesa dell’esistente».

2)      «Non si tratta di ripartire da zero ogni volta che con le elezioni cambi il quadro politico».

3)      «Dialogo! Esprimo l’augurio che questo sia il clima nel quale possa svilupparsi il confronto politico, nelle sedi istituzionali, sui problemi della scuola».

4)      Taglio dei costi: «l’Italia, per gli impegni assunti in sede europea nel suo stesso vitale interesse, deve ridurre a zero nei prossimi anni il suo deficit pubblico per incidere sempre di più sul debito accumulato. Nessuna parte sociale e politica  può sfuggire a questo imperativo; ed esso comporta anche, inutile negarlo, un contenimento della spesa per la scuola… Questo deve invece tradursi nel massimo sforzo sul piano della razionalizzazione e del maggior rendimento della spesa per la scuola, sul piano del sostanziale miglioramento della sua qualità».

Interessante. Essendo un monito super partes, per la stessa natura dell’istituzione da cui proviene, è utile per spazzare via la polemica politica pretestuosa e concentrarsi sui contenuti.

Provo a declinare con pacatezza.

(1) Il coraggio di rinnovare. Oggi il sistema scolastico italiano è quello più conservatore del mondo: avendo bloccato il merito, si è finito col favorire lo status quo sociale; per usare una metafora della sociologia, l'Italia è il Paese con l'ascensore bloccato. Occorre rimetterlo in movimento. Credo che questa crescita della movimentazione sociale, questa crescita della possibilità di migliorare socialmente – ma non è solo miglioramento sociale, è la possibilità di una pienezza nella crescita –  sarà possibile con una sana concorrenza tra le proposte educative e tra le istituzioni scolastiche, sia a carattere statale, attraverso l'autonomia, sia a carattere non statale, rendendo operativo quell'impianto di parità scolastica che già aveva voluto Berlinguer, e che è stato votato dal Parlamento, ma non attuato. Così come si è votato per il federalismo senza finora tradurlo in atti con il federalismo fiscale.
Il decreto Gelmini è in questa direzione. Non è una riforma. Non si ripromette grandi cose. Non ha la pretesa di ripartire da zero smontando quanto fatto in precedenza (2). Mette l’occhio sullo scopo della scuola. Senza enfasi retorica, ma puntando su alcuni semplici strumenti che dicono come la scuola sia una cosa seria, e la questione centrale non sia l’accumulo di saperi e competenze (anche, ovvio), bensì la serietà dinanzi al destino. La vita è un caso serio, non lo dice più nessuno. O se lo si dice, poi nella pratica vince il lassismo. Ecco che allora il voto in condotta, l’educazione civica, il maestro unico o prevalente, soprattutto, sono fatte per restituire peso alla disciplina e all’autorità. Non da intendersi come forme vuote, ma dentro un cammino di crescita. Il maestro prevalente vuole essere una maniera per ricomporre la frammentazione del significato, per rimediare all‘incapacità di individuare quelle figure di adulti capaci di accompagnarti lungo una strada che porti a un destino buono. Il primo punto da recuperare è allora il compito della scuola. La scuola serve a questo, alla serietà dinanzi al destino.

A proposito del dialogo (3) richiesto da Napolitano. L'opposizione è arrivata a chiedere al Parlamento di votare l'incostituzionalità dell'insegnamento della Costituzione. È una miseria logica, e non è neanche male per la dialettica marxista questa capacità di dire tutto e il suo contrario, pur di ottenere lo scopo prefisso da parte delle avanguardie. Poi si è proceduto di allarmismo in allarmismo al quadrato e poi al cubo. Un ministro ombra (Picierno) è giunta a parlare del decreto come di un «disegno criminale». La prima protesta realizzata a Roma dai maestri e dalle maestre cigiellini è stata l’esibizione del lutto, per segnalare la volontà di uccidere la scuola da parte del governo.

La riduzione dei costi (4). Realismo, serietà, educazione è anche eliminare gli sprechi. Denari versati senza controllo è, in un regime di monopolio, la garanzia di una qualità peggiore. Qui occorre chiedere al governo il coraggio per risparmiare sul serio, di rendere effettiva la concorrenza nella scuola garantendo la possibilità ai genitori di scegliere. L’eliminazione del monopolio statale della scuola proporrebbe modelli gestione di primarie e secondarie dove si spende meno e si insegna meglio. Le scuole libere inserite in un sistema scolastico paritario nella sostanza avrebbero risultati di crescita della qualità e di razionalizzazione dell’investimento nel famoso capitale umano, che sono poi le persone.

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COMMENTI
09/10/2008 - scuola (claudia mazzola)

Bravissimo Renato Farina, che la scuola sia con te e Mariastella Gelmini!

 
06/10/2008 - Riconoscere la Verità è un servizio vers i bambini (mauro gagliardi)

Occorre però anche essere onesti intellettualmente e ricordare che l'introduzione del modulo nella scuola primaria, è scaturito con legge ordinaria dopo un lungo periodo di studi e anni di sperimentazione,per ottemperare pienamente ai nuovi obiettivi e competenze richieste dai nuovi programmi scolastici dell'85.I precedenti programmi possono essere riassunti sostanzialmente nel leggere,scrivere e far di conto.I bambini avevano altre agenzie educative (famiglie numerose... con zii,nonni che si prendevano cura del loro quotdiano)che apportavano tutte le altre competenze della vita di tutti i giorni.Ora che tutto ciò si è molto ridimensionato, la scuola primaria si è fatta carico di tante lacune di apprendimento dei bambini.Il modulo alle elementari ha permesso e permette una migliore preparazione disciplinare dei docenti e degli alunni(basta paragonare i quaderni dei bambini dei due modelli diversi)ed anche un servizio in più rispetto agli altri Paesi europei: le compresenze.Grazie a queste ultime,per alcune ore a settimana l'insegnante che "fa" lezione è affiancata da una collega che aiuta chi ha difficoltà di apprendimento,pone in essere strategie per l'alfabetizzazione degli stranieri.Occorre che la gente sappia che questo è un valore aggiunto che diamo ai nostri figli, non può essere banalizzato come spreco.Non è spreco far arrivare tutti,anche chi fa più difficoltà,al raggiungimento degli obiettivi. Dai confronti internazionali,la scuola elementare risulta eccellente.

 
01/10/2008 - PERCHE' L'ESEMPIO NON VIENE MAI DALL'ALTO? (Rossetti Giovanni)

Mi pare che dati incontrovertibili dimostrino che mentre la percentuale di Pil spesa in Italia per l'istruzione sia al di sotto della media UE il Quirinale continui a costare circa il doppio di Buckingham Palace e che supreme magistrature, parlamentari e dirigenti dello stato e di molti enti locali continuino a essere pagati più dei loro omologhi europei.

 
01/10/2008 - AUTONOMIA E LIBERTA' DI EDUCAZIONE (Angelo Lucio Rossi)

La scuola ha bisogno di scelte coraggiose di rinnovamento ma nella direzione dell'autonomia scolastica e della libertà di educazione.La scuola reale chiede un cambiamento di tutto il sistema di istruzione verso una maggiore flessibilità e aderenza alla realtà.Il principio di sussidiarietà richiama al protagonismo dei soggetti intermedi.Che siano messi nella condizione di rispondere autonomamente ai bisogni che la realtà complessa ci presentano.La ricerca della Fondazione per la Sussidiarietà curata dal prof.Vittadini evidenzia la necessità di un cambiamento di mentalità e il superamento dello statalismo verso un modello più libero e flessibile.Sono proprio lo statalismo e il paternalismo burocratico i nemici di una scuola come luogo e strumento di soggetti impegnati a insegnare ed imparare a conoscere sé e la realtà in tutti gli aspetti.Ho paure di discussioni ideologiche intorno al maestro unico.Senza l'attuazione di una reale autonomia e di una concreta affermazione della sussidiarietà la scuola non sarà mai una scuola di qualità.E' arrivato il tempo di mettersi in ascolto delle "minoranze creative" attente ad una costruzione dal basso,attente all'autonomia scolastica,attente alla costruzione di "reti educative" nel territorio.Per non fermarsi alla difesa dello status quo è necessario che il dialogo sulle riforme riparta dalle periferie e dai protagonisti della scuola.La sussidiarietà è una strada solo all'inizio.E' possibile percorrerla tutta.

 
01/10/2008 - con chi? (Silvio Restelli)

Condivido pienamente. E' un'ottima interpretazione della strategia possibile iniziata dal Ministro. Di fronte ad essa preoccupa sia la posizione dei sindacati conservatori sia quella di alcuni collaboratori del Ministro, che tendono a ridurre tutto a quei primi provvedimenti. Ho ascoltato alla televisione un sottosegretario (Pizza mi pare) sostenere che il problema è solo quello di ridurre le spese per la scuola con provvedimenti di buon senso spicciolo. Credo perciò che la partita si giocherà nella scelta dei collaboratori da parte del governo. Incrociamo le dita.