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GOVERNO OMBRA/ Bravo Walter, può essere la strada giusta per chiudere con la "guerra civile" tra schieramenti

Secondo il giornalista e deputato del PdL RENATO FARINA la mossa di Veltroni è un positivo passo avanti per costruire un bipartitismo maturo, sul modello britannico. L’“esecutivo” del Pd sarà un’opportunità in più di interlocuzione per le forze sociali e culturali capaci di elaborare indicazioni per il futuro del Paese

berlusconi-vs-veltroni_FN1.jpg(Foto)

La voglia di fare ironia è forte. Governo ombra: ricorda le ombre cinesi, fa venire in mente il cinema. Una volta il cinema è stato l’arma segreta e propagandistica di Walter Veltroni, adesso è una specie di dannazione per il leader del Partito democratico. E il suo essere premier ombra consente di ricalcare il titolo di un film di Bernardo Bertolucci, basta sostituire la parola Budda e viene un perfetto “Il piccolo leader”. Però. C’è un però. Che mi fa dire: la voglia di fare ironia è forte, ma sarebbe superficiale fermarsi lì. In realtà la determinazione con cui Veltroni, nonostante le dimensioni ciclopiche della sconfitta, propone questa istituzione britannica è un passo importante sulla strada della fine di una guerra civile verbale e mentale che ha contraddistinto la storia d’Italia come minimo negli ultimi sedici anni, dallo pseudo-golpe giustizialista di Mani Pulite in poi. Mi spiego.


La demonizzazione reciproca suppone la negazione assoluta dell’avversario inteso come nemico. Non si gioca contro il Caimano una partita onesta, ma si deve ribaltare il tavolo, arpionarlo, affondarlo con ogni mezzo, anche giudiziario, perché lo si ritiene un baro, un essere indegno, illegittimo, ladro di democrazia, il cui consenso è riscosso in modo truffaldino. Al che il Caimano risponde con uguale moneta, ed ha ottimi motivi per respingere come irricevibili le avances di chi lo vuole morto. Ora il tempo volge al bello. Il costruire una squadra speculare al governo di chi ha ricevuto il mandato dal popolo, significa invece riconoscere in pieno la potestà del vincitore. Eleggere ministri ombra, che marchino per così dire a uomo (o a donna) i titolari canonici di dicastero, è segno di una volontà positiva. Veltroni vuole con ciò prendere sul serio le proposte della maggioranza e del suo esecutivo, contrastandolo non semplicemente con un catenaccio ostruzionistico, ma con proposte alternative o persino complementari. Al modo britannico, dove non a caso vige il bipartitismo, vissuto duramente ma lealmente.


Questo lascia spazio a quelle forze sociali e culturali capaci di elaborare indicazioni per il futuro del Paese e che possono trovare per interlocutore sia il governo sia l’opposizione, in virtuosa emulazione. Perché anche questo rappresenta il formarsi di un governo ombra: la de-ideologizzazione del bene comune. Non ci si può più fermare agli slogan, ma occorre ponderare ogni cosa, esaminare le questioni serie e le crisi, illustrare le soluzioni. Insomma rappresenta un progresso di civiltà. Oltretutto i politici che lo compongono sono di livello. Bersani, Letta, Lanzillotta, Fassino, Colaninno, per nominarne solo alcuni, sono di certo personalità che hanno saputo dimostrare competenza e amore a questo Paese. Lo scrivo da deputato del Popolo della libertà, e so che ci saranno momenti di tensione in Parlamento: i problemi sono gravi, e la politica in fondo è anche lotta, disfida, agonismo e nervosismo, passione e mediazione. Per cui ci sta tutto. Ma il governo ombra offre la premessa di un lavoro serio, di una salutare concorrenza giocata sul campo delle cose e non su quella dei pregiudizi. Bravo Walter.


Detto questo: lo sa Veltroni che cosa vuol dire mettere su un governo ombra? Per essere una cosa seria ciascuno dei suoi “ministri” dovrà avere uno staff parallelo e dotato di strumenti non solo di comunicazione e di propaganda, ma di elaborazione e di controllo reale dei dati. Una struttura simile non si improvvisa. Ma capiremo subito se la mossa veltroniana è velleitaria. Basterà osservare se i rispettivi contraltare dei vari Frattini, Tremonti, Maroni si limiteranno a rispondere di controbalzo per avere spazio sui Tg o se proporranno non vaghe idee ma itinerari percorribili.
A proposito, è interessante anche la volontà di nominare ministro ombra alla Istruzione Maria Pia Garavaglia, la quale dovrebbe essere aperta al buono scuola o comunque alla valorizzazione della libertà scolastica: la Garavaglia viene dall’esperienza del movimento cattolico. Sono molto curioso di vedere quale sarà il suo programma all’ombra di Mariastella Gelmini…

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