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DIALOGO vs SCONTRO/ Veltroni in trincea mal consigliato dai soliti Economist, Scalfari&Co. Ma c’è già una possibilità di ripresa…

Si sta infrangendo il dialogo tra maggioranza e opposizione con cui era iniziata questa legislatura. Secondo RENATO FARINA questa situazione è la parziale vittoria di poteri finanziari e culturali che vogliono questo clima di scontro. Ma la gente vuole una politica che agisca; e realtà come l’Intergruppo parlamentare per la Sussidiarietà portano avanti questa richiesta che viene dal popolo

berlusconi_veltroni_FN1.jpg(Foto)

Il dialogo non c’è più. Lo ha ufficialmente dichiarato chiuso Walter Veltroni. Il problema è: quando finisce il dialogo cosa c’è? Escluderei il silenzio. Il contrario del dialogo infatti non è lo stare zitti, ma la guerra verbale. Letteralmente. Il contrario del dialogo è – ripeto – la guerra civile verbale, che ci tiriamo dietro da troppi anni per non esserne stufi.
Chi ha chiesto di sbarrare le porte ad un confronto sereno, magari duro, ma dentro un contesto di ascolto reciproco? E perché Veltroni ha obbedito a questo invito?

1. Il primo a domandare a Veltroni di mutare il suo atteggiamento è stato l’Economist. Avevamo denunciato proprio qui, su ilsussidiario.net, il significato dell’interferenza di una potenza estera quale è a tutti gli effetti il settimanale britannico. Rappresenta infatti i poteri finanziari sovrannazionali, i quali sin dal 1992 hanno cercato di destabilizzare il nostro Paese appoggiando il sisma di Mani pulite e la demolizione dei partiti non comunisti e di larga base popolare.


2. Dopo l’Economist è arrivato l’invito perentorio di Repubblica, per la penna di Eugenio Scalfari. Il quale ha ordinato a Veltroni di mettersi di traverso a Berlusconi, rinunciando a qualsiasi incontro per riformare insieme lo Stato. Il tutto e come sempre per ragioni di “morale”.


3. Infine, decisivo, è stato l’intervento della magistratura nel suo organo sindacale (Associazione nazionale magistrati) e in quello di autogoverno (Consiglio superiore della magistratura). Dichiarando una guerra preventiva, hanno infranto le regole della Costituzione pur di dichiarare incostituzionale quel che il Parlamento non aveva ancora discusso.

Veltroni ha accettato i diktat perché non ha la forza culturale e politica per resistere a questi poteri finanziari e culturali che non vogliono porre termine agli anni del disfacimento programmato del nostro Paese.
Tutto male dunque? Gelata per sempre la primavera di dialogo che si era respirata il 13 maggio, giorno della discussione sulla fiducia? I tempi sono amari. Le pressioni perché riprendano le logiche della giungla sono formidabili e purtroppo dall’alto stanno coinvolgendo anche la cosiddetta base. Si ripropongono girotondi, tornano le urla di chi ritiene demoniaca la figura di Berlusconi. Rispetto al passato però la gente-gente non sembra sensibile ai discorsi di sempre. Vuole vedere all’opera questo governo, che sta riscuotendo consensi imprevedibili anche solo tre mesi fa.


Non è solo questo che incoraggia. Esiste una realtà politico-parlamentare che procede, ed anzi si incrementa, incurante dei moniti delle piazze finanziarie e giudiziarie. È l’intergruppo per la sussidiarietà. Non è semplicemente una struttura dove confluiscono esponenti di schieramenti diversi e avversari: è il luogo dove si sperimenta un metodo di confronto sulle proposte, si converge nella pratica; e il dialogo non è semplicemente un modo gentile per discorrere, ma è un rafforzarsi reciproco nell’ideale di far crescere la società. Non è un funghetto nel boschetto, come nelle favole. È un nocciolo duro di persone che sono legate a realtà vive e che si riconoscono l’un l’altro come espressione di qualcosa che è più grande della politica, ma chiede alla politica la possibilità di esistere e di crescere nella libertà. Non sto qui esprimendo un pensiero edificante: da parlamentare partecipo di questo gruppo, ed è così, e ne sono stupito. C’è un’amicizia più forte dei niet. Finché c’è questa esperienza, c’è un po’ di luce in questa politica dove vogliono comandare poteri assai poco democratici.

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COMMENTI
27/06/2008 - ora basta (Silvano Menna)

Ma insomma, è mai possibile,ci domandiamo noi elettori,che siamo gli unici, ripeto gli unici a decidere le sorti di questo paese, a vedere gente come Berlusconi e compagnia bella che stanno perdendo un sacco di tempo dietro ai magistrati, a Veltroni e ai sindacati, mentre questo paese ha necessità URGENTE di provvedimenti atti a dare stimolo e fiducia agli italiani di buona volontà? Stai attento Berlusca che se non decidi oggi,potresti pentirtene amaramente domani. Tutti coloro che non fanno il prprio dovere, magistrati in primis, vanno allontanati. Gli svogliati e gli incapaci vanno allontanati, subito però. A chi non si merita lo stipendio va tolto, a chi trama contro lo stato, quindi contro di noi, deve essere mandato a lavorare nei campi. Berlusconi, tu oggi, grazie a noi hai la forza e il potere. Quindi agisci subito, altrimenti corriamo anche il rischio di vivere insieme a pericolosi criminali che oggi sono messi in liberetà per l'incapacità, per non dire peggio,di altri.E questo comportamento è offensivo verso l'italiano onesto e rispettoso delle regole. Io nella vita ogni volta che ho sbagliato ho pagato anche se non ho recato danno a nessuno tranne che alla mia famiglia.Svegliati Silvio svegliati.

 
27/06/2008 - Non praeavalebunt! (Luca Cantatore)

Le pressioni più o meno subdole che, quasi quotidianamente, una variegata congrega di politici-tribuni, pseudo-intellettuali, pseudo-statisti, giornalisti rivolti sempre da una parte sola, giudici privi del minimo senso di giustizia, stanno facendo per fermare l'operato di questo Governo DEMOCRATICAMENTE scelto dai cittadini elettori ha raggiunto davvero il culmine della nausea. Speriamo che tutti gli uomini di buona volontà sappiano resistere ed andare avanti, chiudendo davver per sempre questa inaccettabile stagione di odio e di conflitti. Coraggio, non praevalebunt! PS: e grazie a Renato Farina per le sue analisi.

 
27/06/2008 - Il coraggio dei leader (Andrea Salini)

L'auspicio è che l'Intergruppo sia sempre di più la luce in fondo al buio di questi anni di politica subalterna alla magistratura e dia coraggio e sostanza ai Letta (Pd), Bersani, D'Alema, Veltroni ed ex diccì di riaffermare la nobiltà della politica obbligando i giudici a fare il loro lavoro, quello vero però e non quello che hanno violentemente usurpato da 16 anni a questa parte a chi è stato democraticamente eletto dalla maggioranza degli italiani. L'alternativa è una deriva da Paese sudamericano, dove al posto dell'esercito comandano le toghe.