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IL CASO/ Come può la scienza partorire come se fosse Dio le sue creature?

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Nella cultura classica, ben prima cioè del cristianesimo, questa pretesa di sostituirsi a Dio, di rubargli il fuoco della creazione, era chiamata “ybris”: ossia l’empietà, la rinuncia alla pietà che nasce dal rapporto tra un padre e un figlio.
Noi lo sappiamo bene cosa diranno gli scienziati di questa avanguardia mostruosa.

 

Sosterranno che l’uomo ha non solo il diritto, ma anche il dovere di andare oltre le colonne d’Ercole del vecchio sapere. In realtà questo non è un “andare oltre”, bensì un “andare contro”. Significa annichilire il senso della dipendenza che chi nasce ha dal padre e dalla madre. L’uomo diventa esperimento di se stesso.

 

Si sosterrà anche che poi resta comunque la libertà o meno di fruire di questi metodi, non sono mica obbligatori. Peccato che chi da questi strumenti eventualmente dovesse venire al mondo non l’avrà scelto. Nascerà non secondo natura, ma sulla base di protocolli di qualche imbecille gonfio di premi Nobel, e grazie a questi tizi diabolici gli sarà imposto un peso psicologico ed esistenziale che nessuno mai nella storia umana ha avuto. Ci sono stati molti casi infatti di bambini che non hanno conosciuto padre e madre, molti sono stati uccisi dal padre o dalla madre, oppure abbandonati. Non era mai successo che la fonte paterna e materna fosse occlusa in origine.

 

Resta un fatto però, quand’anche leggi assurde lo consentissero, o comunque qualcuno mettesse in pratica questi marchingegni diabolici per “fare un bambino”; resta il fatto che chi dovesse nascere anche in questa maniera abominevole sarebbe “fatto”, non costruito da sé, ma dipendente, bisognoso d’amore. Non un mostro ma pienamente uomo. E da uomo distruggerà quelle macchine che volevano sostituirsi al suo desiderio di essere figlio di una donna e di un uomo.

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COMMENTI
02/11/2009 - articolo (Claudia Capitani)

Non c'è davvero bisogno di intristirsi o gridare al delirio. O di leggere ovunque un "pro" o un "contro", un "bianco" e un "nero", un "di qua" e un "di là". Basta leggere con un pochettino di calma per capire che ho commentato soltanto che l'articolo è scritto male. A mio modesto parere, s'intende. E' l'immane tragedia dell'essere personaggi pubblici: capita che qualcuno ti faccia una critica pubblica. Ognuno ha le sue croci. c

 
30/10/2009 - Mamma mia (Gianluca Milazzo)

Evidentemente siamo alla deriva e ai limiti del delirio...e si...perchè se c'è chi come nel commento precedente banalizza la questione affrontata nell'articolo siamo proprio sull'orlo di un precipizio. C'è veramente bisogno di lottare (lasciando a casa il badile)a difesa di un bene quale quello della vita che pian piano viene considerato da certuni alla stregua di una torta: basta mettere gli ingredienti giusti e il gioco è fatto. Che Dio ci protegga.

 
30/10/2009 - Ilarità (FRANCA NEGRI)

Mi sembra che Farina volesse, semplicemente, dire che persino l'essere umano "prodotto" da questo delirio di onnipotenza sarebbe "dipendente". Purtroppo non dall'amore o comunque dall'atto umano di un uomo e di una donna ma da un esperimento. E sarebbe uomo. Capace di generare, persino, una storia diversa. La signora Claudia Capitani, con il suo nome scelto da due genitori e il suo cognome che dice l'esistenza di un padre, si diverte. Cioè guarda e prova a farci guardare "altrove". Che tristezza.

 
30/10/2009 - Non sapete che... (pietro gargiulo)

(Da un'interferenza interdimensionale intercettata senza volere. Se il diavolo vuole avvalersi della legge sulla privacy non ha che da continuare a tentarmi. Pregate per me.) Voi uomini non sapete che... io ho trovato da tanto tempo il modo per fare tutto, essere tutto, risolvere tutto, ho scoperto e capito tutto. E voglio che sia così anche per voi, per te che leggi. E' così eccitante essere io quello che ha tutto e che tutto vuole che tutto tu abbia. Non come l'altro, quello sprecone. "A che vale tutto se poi perdi te stesso": falso, menzognero! Non dice lui che sottintende se poi perdi lui, perdi te stesso; perchè lui ti vuole per sè, ti ha fatto per sè!!! Falso! Falso! Specone e manipolatore! Sprecone! Io non so che... farmene di lui. Non so che... farmene del dare e del ricevere, del ricevere e del ridare tutto. Di essere creato o peggio generato, di creare o generare. Non so che farmene... Ascolta: io non ti ho fatto per me... sii quel che vuoi, col tutto che io ti do, senza chiederti niente in cambio. Sii quel che vuoi. Solo sii quel che vuoi. Sii solo quel che vuoi. Sii solo. Piè

 
30/10/2009 - Numero uno (Claudia Capitani)

Farina è il numero uno. Con un argomento simile, riesce a “partorire” un articolo che suscita decisamente ilarità. “Peccato che chi da questi strumenti eventualmente dovesse venire al mondo non l’avrà scelto. Nascerà non secondo natura, ma sulla base di protocolli di qualche imbecille gonfio di premi Nobel”. Beh, se è per questo, nella storia dell’umanità nessun uomo ha mai deciso di venire al mondo (Farina ha avuto forse questo privilegio?). Mi sembra francamente un po' debole, come argomento. “E da uomo distruggerà quelle macchine che volevano sostituirsi al suo desiderio di essere figlio di una donna e di un uomo”. Ma questa è pura letteratura…distruggiamo le macchine! Par di vedere certi contadini armati di badile. Forse non era letteratura, era vino. c