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ALCOL/ Gary Reinbach e quella società “perfetta” dove la carità è un premio a punti

Un ragazzo di 22 anni, Gary Reinbach, obeso, alcolizzato, malato di cirrosi epatica poteva salvarsi la vita solo con il trapianto del fegato. Ma i medici hanno detto di no: non se lo è meritato, poiché non ha saputo mantenere l’astinenza per più di sei mesi. Il commento di RENATO FARINA

reinbach_garyR375_21lug09.jpg(Foto)

Un ragazzo di 22 anni, obeso, alcolizzato, malato di cirrosi epatica poteva salvarsi la vita solo con il trapianto del fegato. Però non ha potuto dimostrare di saperselo meritare, non è stato sobrio sotto controllo per sei mesi prima del ricovero, ma solo per dieci settimane. Ha chiesto, e un dottore pietoso con lui, di dargli un’opportunità. No, l’Uomo della Regola ha detto no: i medici hanno applicato la norma etica, niente trapianto. Così Gary Reinbach è morto.

Chiariamo subito un punto. Ce ne sono tanti in lista di attesa per un trapianto di fegato. In Gran Bretagna ne sono deceduti 400 solo l’anno scorso. Quindi è naturale che – qualsiasi criterio si applichi – una selezione c’è. E il merito non è per forza un cattivo sistema. Ci sono tanti fattori però per determinarlo. Uno di questi – lo grida la natura – è l’età. Prima le donne e i ragazzi. In Inghilterra il merito dato dal bisogno, dall’oggettività dell’età e delle precedenze naturali e tradizionali, è stato soppiantato dal contrario della carità, e cioè la coerenza. La coerenza con il timbro, una specie di ordalia dove chi perde è fuori dal gioco, eliminato, polverizzato, annichilito, come nel video game.

Alla pietà si è sostituito il codice dell’eticamente corretto. Il Comitato etico decide per chi far funzionare la ghigliottina o regalare un biscottino.

Sia chiaro. Guai a considerare la carità un diritto da riscuotere. Chi dona un suo organo non ha obblighi né civili né morali. La solidarietà non può essere imposta per legge. Dunque non è che a Gary sia stato negato un “diritto umano”. Di certo però è un mio, un tuo, un nostro dovere obbedire a quanto urla Dio nella Bibbia sin dall’Antico Testamento (Deuteronomio), e che coincide con il cuore, ciò che è buono, desiderabile, bello, giusto. Gesù Cristo ha seminato ieri, e dà testimonianza oggi attraverso i suoi figli di una presenza misericordiosa che chiede di essere seguita, imitata, conformandoci ai segni umano-divini che ci danno speranza. Stabilire un mondo dove la carità (che vuol dire gratis, grazia, amore gratuito, dono, misericordia, Dio che ti accarezza) è un premio da riscuotere con i bollini del cliente perfetto della società moralista è di una tristezza infinita, è peggio della bestemmia.

Vorremmo ripetere  a Gary e a sua mamma che l’ha sentito supplicare: “Aiutatemi, non voglio morire”, le parole che ci suscitano adesso la speranza. Quelle che ha detto Gesù ai suoi amici più cari: “Nel mondo siete nella tribolazione. Coraggio. Io ho vinto il mondo!”.

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COMMENTI
22/07/2009 - promuoviamo la donazione degli organi (Silvia Pugi)

Gli organi a disposizione per i trapianti sono pochi, di conseguenza in Gran Bretagna hanno dovuto definire le regole con le quali assegnarli. Dispiace che un giovane muoia. Tuttavia, non dando il fegato a questo ragazzo, lo si è potuto dare ad un'altra persona: un impiegato di 40 anni? una giovane mamma? chi ci farebbe più pena veder morire? Allora, parliamo piuttosto del fatto che ancora tante persone non consentono alla donazione degli organi. Basterebbe che tutti facessero questo semplice gesto di carità, e si potrebbe dare un trapianto a tutti coloro che ne hanno bisogno ed evitare di compatire poi le esclusioni.

 
22/07/2009 - Responsabilità e vittimismo (Claudia Capitani)

Qualcuno, una volta, mi ha detto “Quel tipo là, in ogni cosa che dice, mette sempre in mezzo Dio, credo che sotto ci sia qualcosa di diabolico”. Nemmeno io apprezzo granchè il continuo tirare in ballo Gesù Cristo e il Vangelo. Detto questo, una considerazione: prima le donne e i bambini, va bene (mi sta bene più che altro per i bambini). Ma un ventiduenne non è un bambino e neanche un ragazzo, è un adulto, e l’essere adulti comporta il prendersi delle responsabilità. Che quest’uomo sia deceduto non credo faccia piacere a nessuno, ma non posso essere d’accordo con chi si sente sempre e comunque vittima di una società ingiusta e ama piangersi addosso, invocando carità, misericordia e altre belle cose che non potranno mai essere il primo compito dello stato. Inoltre, la carità è bene che non sia separata de una funzione educativa. Non è una bestemmia il rifiuto di una richiesta, il dare dare dare senza un criterio non è un gran bene, oltre ad essere impossibile. Claudia