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BIRMANIA/ La lezione di Aung San Suu Kyi, piccola grande signora della pace

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Davanti a questo popolo sta una donna minuta e mite, nelle sue prime ore oltre la soglia della prigionia: era stata chiusa in carcere e poi a domicilio per sedici anni; la sua colpa era di aver vinto le elezioni nel 1989 contro la giunta militare (comunista, filocinese) che lei era riuscita a sconfiggere. E lei invece di gonfiarsi come un’eroina, chiamare alla rivolta, mostrare le piaghe e manifestare amarezza e un digrignante odio, elogia la libertà. E non la sua libertà di circolare, muoversi, respirare per le strade della sua Yangon. No, «la libertà di parola come base della democrazia». La quale è la libertà – ha detto – di dialogo, dà la possibilità di incontrare l’altro, e scambiare tra popoli e nazioni la propria anima, «di aiutarsi reciprocamente».

Non è stato il discorso di una donna imbelle. Perdono e rinuncia al rancore non significano accondiscendenza al potere ingiusto. Instaurano però un metodo di lotta dove l’avversario non è un nemico, anche se ti ha fatto del male. Ci dovrà essere giustizia, ma non violenza. Ha detto ancora, dinanzi alla sede del suo partito, la Lega nazionale per la democrazia» (Nld): «Anche se penso di sapere cosa volete, vi chiedo di dirmelo voi stessi. Insieme, decideremo quello che vogliamo, e per ottenerlo dobbiamo agire nel modo giusto. Non c'è motivo di scoraggiarsi». Ha aggiunto: «Accetto la mia responsabilità. La mia voce però da sola, anche se libera, non è democrazia. Niente può essere raggiunto senza la partecipazione della gente. Dobbiamo camminare insieme».

Ha chiesto di abrogare le sanzioni internazionali perché danneggiano il popolo. Ora vedremo come reagirà la giunta militare (e i suoi protettori a Pechino…).

Ieri su Avvenire, Luigi Geninazzi ha spiegato che quando un regime libera il suo principale oppositore è giunto alla vigilia della sua fine. Perfetto. È tanto più vero quanto più l’oppressore è comunista e perciò ha fatto proprio il motto di Lenin: «Il nemico non si piega, si annienta». Non sono riusciti ad annientare Suu Kyi, ed ora sono i violenti a doversi piegare. Più forte della violenza è la misericordia. Impariamo da questa piccola grande signora della pace.

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