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IL CASO/ Solo il quoziente può aiutare le famiglie

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Immagine d'archivio (Imagoeconomica)  Immagine d'archivio (Imagoeconomica)

Che cosa contiene l'odg per un quoziente familiare alla francese? I lettori de Ilsussidiario.net sono ferrati sul tema. Infatti i contenuti dell'odg sono stati attinti dal sottoscritto, che ne è il primo firmatario, proprio dal quotidiano telematico su cui compare anche questo mio contributo. Ho trasformato in documento politico di indirizzo un'intervista al professor Luigi Campiglio, ordinario di Politica economica alla Cattolica di Milano, in cui dimostrava la pertinenza di una tassazione alla francese per il bene comune.

Quando sono andato a depositare il testo, vidimato dai vertici del Pdl, e firmato tra gli altri da Lupi, Vignali, Cazzola, Alessandra Mussolini e Gottardo, l'ho presentato al ministro Giarda, il quale ha commentato compiaciuto: «Ah, il professor Campiglio è stato mio ottimo allievo”. Fatto sta che si fa. E se si procederà all'asta delle frequenze tivù, senza contemporaneamente stabilire un percorso verso il sistema fiscale che tra poco esporrò, al diavolo il governo...».

Cito alcuni passi. Definizione: «Il quoziente familiare è un meccanismo fiscale con cui si realizza una situazione di equità orizzontale, cioè un’imposizione fiscale che tenga conto della differente capacità contributiva di famiglie con differente numero di componenti e figli, oltre che di particolari bisogni della famiglia. Il quoziente familiare ha come riferimento di base il reddito familiare e poiché la famiglia è la fondamentale unità decisionale di spesa, oltre che di offerta di lavoro, la politica fiscale è efficace solo se ha come riferimento il reddito familiare. In Italia un meccanismo simile è applicato per l’erogazione di molti servizi pubblici, ma non ai fini di un’equità orizzontale delle imposte dirette».

Diagnosi: «Con l’attuale sistema fiscale esiste un limitato sostegno ai redditi molto bassi, ma non esiste una distinta e identificabile politica familiare, in particolare a favore dei redditi medi, non troppo ricchi ma nemmeno troppo poveri. È evidente perciò l’elevata disuguaglianza economica che l’attuale sistema fiscale provoca. La situazione appare ancora più evidente e grave se consideriamo le famiglie monoreddito con coniuge».

Terapia: «Il quoziente familiare ha il fondamentale vantaggio di essere automatico, senza dipendere dalla discrezionalità politica: l’automatismo del meccanismo di equità orizzontale deriva dal semplice fatto di dividere il reddito familiare disponibile. Il quoziente protegge perciò, almeno parzialmente, le famiglie dal drenaggio fiscale».

Detto questo il governo si impegna: «A introdurre quanto prima il criterio sopraesposto del quoziente familiare in ogni forma di tassazione diretta così da manifestare il primato accordato alla famiglia come "cellula fondamentale" della società; a stabilire le quote di tassazione delle famiglie adottando come parametro quelle praticate in Francia o comunque non sopra la media dei Paesi europei».

Riuscissimo a ottenere questo, porterei in giro Monti e Giarda sulla sedia gestatoria.



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COMMENTI
27/12/2011 - dallo splitting al quoziente famiglia (Achille Cilea)

Concordo con G. Crippa (per il mancato impegno del PdL sul quoziente famiglia non ho aderito al partito) ma occorre prendere atto che finalmente un passo nella giusta direzione si è fatto:è da 30 anni che in più riprese si sono raccolte firme per introdurre questo sistema di tasazione (per primo il SIDEF nel 1982 aveva proposto lo splitting) e questo passo va accolto con giubilo.Grazie a chi ha lavorato per l'obiettivo.Speriamo che cominci ora una lunga marcia che porti al riconoscimento globale dei carichi familiari come fattore di detassazione generalizzata.Achille Cilea (cileaachille@alice.it)

 
27/12/2011 - Grande Farina (claudia mazzola)

Quando leggo articoli di Renato Farina, capisco sempre chiaramente cosa dice. Gli sono molto grata.

 
26/12/2011 - Complimenti al PdL... (Giuseppe Crippa)

Cari Farina, (e Alfano - Gioacchino ed Angelino -, Pagano, Lupi, Vignali, Cazzola, Mussolini e Gottardo), non può che fare piacere il vostro lavoro dicembrino a favore dell'introduzione del quoziente famigliare nella futura legislazione fiscale ma nessuno dimentica che nei tre anni precedenti, nonostante il quoziente famigliare fosse un punto del programma elettorale del vostro partito e pur essendo stati al governo anche con un centinaio di deputati di maggioranza, niente è stato fatto in proposito. Se l'articolo fosse cominciato con “Ci vergogniamo per non avere saputo far nulla a favore della famiglia fino ad ora e ci scusiamo per essere costretti ad enfatizzare l'accoglimento di un semplice ordine del giorno sul quoziente famigliare senza effetti concreti da parte di un governo d'emergenza” allora avrei considerato con miglior favore il vostro (ben remunerato) lavoro.