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DIBATTITO/ Come si fa a parlare di Fosse Ardeatine senza le sue 335 facce?

Le tombe dei martiri delle Fosse ArdeatineLe tombe dei martiri delle Fosse Ardeatine

La sessantasettesima ricorrenza della strage è marcata allora da qualcosa di profondo e unico. Alcuni dei corpi seppelliti non hanno nome. Si sa chi è morto, ma non si è riusciti con certezza a ricondurre i poveri resti di una vita ad una identità. Io non l'avevo mai saputo, pur essendo stato ad onorare quelle tombe. Non ci avevo fatto caso, siamo abituati a pensare al gruppo, al collettivo, all'antica numerica e non ai singoli. Ora la scienza e la pazienza dei carabinieri del Ris ha consentito di risalire dal DNA a nome e cognome di due delle vittime.
Qualcuno può dire: che spreco, a cosa serviva questo impiego di risorse umane e di denaro pubblico per qualcosa che in fondo è polvere? Invece no, esiste la pietà, ed è stupendo che la tecnologia sia uno strumento della pietà per i morti. Dico i nomi: Marco Moscati, ebreo romano. Un vero eroe e martire della Resistenza, oggetto di tradimento; Salvatore La Rosa, siciliano, un soldato sbandato l'8 settembre, un ragazzo semplice, cattolico, vittima di una delazione. Ci inchiniamo dinanzi a questi uomini: la distanza del tempo non rende meno reale il loro sacrificio, e le lacrime del vecchio fratello di uno di loro ci dice che cosa è il cuore dell'uomo.

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