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IL CASO/ Perchè non portiamo in Italia Asia Bibi per salvarla dai suoi assassini?

Asia Bibi (Ansa)Asia Bibi (Ansa)

Frattini si sta battendo con grande audacia anche all'Onu, dove per la prima volta i Paesi islamici hanno evitato di insistere sulla lotta alla diffamazione religiosa (che sta alla base della legge sulla blasfemia, pretesto di persecuzione di cristiani) per accettare la logica della lotta alla discriminazione religiosa delle minoranze.

Eccellente notizia. Che occorre trasformare da testo scritto a pratica reale. Per questo è necessario insistere pubblicamente denunciando le persecuzioni. Senza rancore, con umiltà, ma guai a cedere al ricatto per cui si fa credere che il silenzio o il parlare in modo sommesso di persecuzione possa aiutare i perseguitati. Intanto constatiamo che Asia Bibi, grazie a questa mobilitazione internazionale, non è libera ma almeno è viva, mentre negli ultimi tempi si registrano nel Punjab circa 43 esecuzioni extragiudiziali, persone di cui il nome ci è ignoto o giace sepolto in qualche scartafaccio.

Perché sono stati uccisi? Semplicemente perché era stata presentata una denuncia contro di loro, prima ancora che fossero arrestati o quando i magistrati li avevano rilasciati o, ancora, quando il processo sembrava andare bene, cioè sembrava che le testimonianze contro di loro fossero insufficienti. È il caso dei fratelli Emmanuel, assassinati solo perché si stava facendo chiarezza sulla loro innocenza mentre avevano le manette ai polsi e venivano trasferiti dal luogo del processo al carcere.

Occorre  rendersi conto che in Afghanistan e in Pakistan sono necessari interventi che vadano oltre quello militare, altrimenti le cose, invece che migliorare, peggioreranno. Ho tra le mani il recente documento, reso noto l'altro ieri da parte della Conferenza episcopale cattolica americana, per la voce del vescovo Howard Hubbard, di Albany. Affrontando la questione dell’Afghanistan e del Pakistan, dichiara: «I vescovi americani, profondamente preoccupati per la libertà religiosa in Pakistan, chiedono che questa sia una priorità nella politica degli Stati Uniti (...). Il fallimento nel difendere la libertà religiosa di tutti, soprattutto delle minoranze e nel costruire una società pluralistica tollerante, incoraggia i gruppi terroristici fondamentalisti».


COMMENTI
20/04/2011 - Grazie (claudia mazzola)

Grazie a Renato Farina, il suo articolo ridà speranza e le sue parole fanno respirare.