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IL CASO/ Se il dramma del Corno d’Africa ci fa ricordare chi siamo

Carestia nel Corno d'Africa (Ansa)Carestia nel Corno d'Africa (Ansa)

Da allora qualcosa si è mosso: al di là delle macchine enormi e più o meno benemerite delle organizzazioni internazionali, guardate però con diffidenza a causa dei costi esorbitanti della loro gestione (Fao e Unicef...), ecco l’offerta personale del Santo Padre, la Conferenza episcopale italiana che ha messo a disposizione immediatamente un milione di euro, la Caritas italiana... Il resto? In Italia almeno quasi niente. In Parlamento ho presentato con altri colleghi del Popolo della Libertà (Toccafondi, Centemero, Pianetta e altri) un solenne atto parlamentare (risoluzione) perché il governo si impegni concretamente a fornire mezzi, uomini e sostegni finanziari.

Intanto però si tagliano fondi per la Cooperazione internazionale, sembra un destino inesorabile.   L’universo è occupato a badare alle tempeste monetarie, e occuparsi della fame e della sete dei popoli più poveri sembra essere un lusso che non possiamo permetterci. Quasi che la “carità” o, a chi non piace la parola, la solidarietà sia un gadget dei tempi floridi, quando dalla mensa cadono briciole. Ma oggi parrebbe che le briciole servano a noi, e restino al mondo, in fin dei conti, dei ricchi. Ci sono dati gravissimi che riguardano il nostro Paese. Negli ultimi anni i fondi destinati alla cooperazione allo sviluppo siano passati da circa 600 milioni a circa 170 milioni di euro, meno di un settimo dell’obiettivo dello 0,7% del Pil sottoscritto solennemente anche dall’Italia durante gli ultimi G8.

 Ma ora che Benedetto XVI ha indicato con commozione il punto del mondo dove il dolore si concentra e si deve agire, come si fa a perseverare su questa strada e inchinarsi formalmente all’autorità morale del Santo Padre?

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