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SOFRI LIBERO/ Farina: un’occasione per superare il clima di vendetta

Adriano Sofri (Foto Imagoeconomica)Adriano Sofri (Foto Imagoeconomica)

Vorrei a questo punto fare alcune riflessioni. La lezione del delitto Calabresi. L’assassinio cresce nel torbido di una cultura violenta. In quel bosco fetido spuntano funghi velenosi. È la cultura di piazza Fontana diventata ben presto cultura della vendetta contro i presunti colpevoli (anche innocenti come Calabresi). Impressiona notare come in 700 importanti intellettuali abbiano sottoscritto di fatto la condanna a morte anticipata su L’Espresso. C’era il fior fiore. Nomi ancora oggi pronti a giurare il loro candore contro l’immoralità altrui, specie di Berlusconi?

Ma più che la lezione del delitto, oggi vorrei dal fine pena di Sofri, trarre la lezione di Calabresi. Un buon pretesto per ricordare un servitore del bene comune che girava in Cinquecento, che sapeva intessere rapporti umani con chiunque a lui si avvicinasse. Qualcuno aveva proposto di aprire un processo di beatificazione. Non so a che punto sia, ma non mi pare un’idea balzana.

Ultima cosa. Sofri in un momento per me dolorosissimo per accuse che io so in coscienza ingiuste si definì mio amico. Queste cose pesano.

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COMMENTI
18/01/2012 - La buona fede di Sofri (giorgio alberto crotti)

caro Renato, io non conosco Sofri, però ho conosciuto Leonardo Marino, l'ho conosciuto proprio perché volevo capire. Marino si è convertito, ha chiesto perdono, ha confessato quando poteva stare zitto e nessuno lo cercava. Non capisco perché dovrei credere a Sofri, che non ha mai chiesto perdono, che ha rovinato la vita di migliaia di giovani spingendoli alla lotta armata, che ha sempre negato l'evidenza di una struttura armata parallela a Lotta Continua di cui Pietrostefani era il capo. Quando si è stufato di fare il rivoluzionario si è messo a fare l'intellettuale osannato e coperto dalla lobby dei suoi amici. La schifosa campagna che ha condannato a morte Calabresi coi 700 nomi l'ha organizzata Lotta Continua, cioè lui e non si è mai dissociato. Vada pure a casa Sofri a godersi la libertà, tanto ci stava già, aveva problemi di salute. Calabresi dall'alto sicuramente prega per lui e anche noi, perché Gesù ci ha insegnato a pregare per i nemici, che comunque non diventano amici.

 
17/01/2012 - condanna ingiusta (alessandra de pra)

Se, come Lei giustamente ricorda, è stato sottoposto a giudizio per sette volte, tutto si potrà dire meno che Sofri non abbia avuto il massimo delle opportunità per dimostrare la propria innocenza. Non gli sono mancati i mezzi e nemmeno gli amici. Forse gli stessi giudici avranno stimato questo imputato e desiderato di credergli, però lo hanno condannato. Ho più fiducia nelle Corti che hanno esaminato questa vicenda, che nel suo personale convincimento.

 
17/01/2012 - Ogni occasione non è persa. (claudia mazzola)

Da come Renato Farina parla di Sofri mi si svela di lui un volto a me sconosciuto. Mi viene in mente un mio amico in carcere per spaccio, ogni tanto viene a casa dalla mamma e vado a trovarlo. Ebbene qualche volta il lupo perde non solo il pelo ma anche il vizio.