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J'ACCUSE/ La strage di cristiani in Nigeria è anche figlia della nostra indifferenza

Un attentato in Nigeria (Infophoto) Un attentato in Nigeria (Infophoto)

Urge una mobilitazione nazionale e internazionale degli uomini amanti della libertà religiosa, madre di tutte le libertà. Durante la visita realizzata alla Camera nello scorso luglio, su invito del vicepresidente Maurizio Lupi, il presidente dei vescovi nigeriani non aveva chiesto difesa armata, ma attenzione, e possibilmente – questo lo aveva domandato un politico – la collaborazione dell'intelligence italiana sui confini e sul trasferimento di risorse finanziarie. I risultati li vediamo, anche se il ministro Terzi, sulla scia del predecessore Frattini, è attivissimo in sede internazionale sul tema. Ma non spostiamo neanche un sassolino, in pratica.
Eppure i cristiani, gente normalissima, senza nessuna attitudine all'eroismo, ma amorosi del loro Cristo e dell'Eucarestia, paurosi e audaci vanno alla messa. Quando si rompe il microfono con il rumore aspro dell'elettronica, il popolo orante e tremante si alza e fugge o si mette sotto le panche.
Ma in chiesa ci vanno comunque.
Il sottosegretario Staffan de Mistura ha detto cose interessanti, elencando le molteplici ragioni delle stragi, la più importante delle quali è “l'infiltrazione della rete del terrorismo integralista islamico internazionale di marca salafita, ormai evidente in tutto il Sahel”. Si tratta di Boko Haram “La setta include tra le sue rivendicazioni l'estensione di una rigida interpretazione della «sharia» a tutto il nord della Nigeria, imponendola a cittadini di diversa confessione religiosa. I più diffusi atti di intolleranza e discriminazione religiosa sono quelli lamentati dalle varie comunità cristiane presenti negli stati più islamizzati della Nigeria; a volte le violenze innescano vendette e rappresaglie da parte dei cristiani”.
Verissimo. I vescovi chiedono di avere pazienza, di non lasciarsi trascinare nel turbine della violenza. Ma l'ira, dopo oltre 400 azioni contro i cristiani dentro e fuori le chiese, con lo sgozzamento di padri di famiglia nelle loro case, e il rogo di ragazze, talvolta è più forte della ragione e della misericordia. Ma dinanzi a questi numeri indiavolati e rituali occorre un'allerta internazionale e pensare a qualcosa di più efficace delle dichiarazioni postume. Ma che si dicesse la verità, che cioè esiste uno specifico odio anticristiano, sarebbe già un primo passo per avvicinarsi alle vittime e non occultare sotto analisi sociologiche il loro sangue benedetto.

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