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KARADZIC/ Sconfitta l'ideologia della colpa a senso unico

Radovan Karadzic, presidente sconfitto della Repubblica Serba di Bosnia, è stato assolto al termine del processo che lo vede coinvolto con l'accusa di genocidio. Il commento di RENATO FARINA

Foto: InfoPhotoFoto: InfoPhoto

L'assoluzione di Radovan Karadzic è una cosa seria. Seria. Non ho scritto che l'assoluzione è stata bella o giusta, ma importante, questo sì. Il processo era stato intentato contro il presidente sconfitto della Repubblica Serba di Bosnia  per genocidio. Un genocidio in generale proprio per il fatto in sé della guerra essendone lui il comandante supremo. Il Tribunale internazionale per i crimini commessi nella ex Jugoslavia ha deciso che per questo reato non ci sono prove. Per Karadzic rimangono in piedi altre accuse, ma questa volta in riferimento a fatti precisi e determinati, come il genocidio a Srebrenica e altri nove capi d'accusa per crimini contro l'umanità nella guerra di Bosnia del '92 e '95.

Dico che è una cosa seria, questa assoluzione, perché il Tribunale ha dimostrato di non essere il luogo dove si lavano le colpe dei vincitori e le si rovescia addosso agli sconfitti, ma un'entità di giustizia dove si cerca di distinguere responsabilità storica e politica da quella penale. La guerra è un crimine in sé. Ma la sua esplosione nel caso specifico non può essere attribuita soltanto ai serbi di Bosnia. I musulmani, maggiori di numero, avevano avuto l'avallo ad una dichiarazione unilaterale d'indipendenza con il benestare degli Usa e delle potenze islamiche, con l'Europa divisa come al solito. Karadzic, giovane presidente, era convinto di battersi per una causa irredentista e persino religiosa. Dopo di che la guerra è stata il solito orrore, nel quale di certo i serbo-bosniaci hanno versato crudelmente molto sangue, ma altrettanto certamente si sono imbattuti in combattenti non meno efferati. Si esercitarono in quel conflitto anche i miliziani della futura Al Qaeda, che mozzavano le teste.

Oggi la sconfitta dei Serbi si vede a occhio nudo in Bosnia. Il regime che si è instaurato non è democratico pluralista, ma islamico. C'è libertà di culto. Ma la vita pubblica, le leggi, l'educazione sono a forma coranica. Non c'è una vera pace, perché non c'è giustizia. Detto questo, guai a dimenticare gli eccidi. Guai a non valutare responsabilità di ordini barbari.

Sono stato di recente a Srebrenica come osservatore del Consiglio d'Europa per le elezioni di Bosnia-Erzegovina. Il cimitero è una sequenza tremenda e geometrica. Ci sono migliaia di tombe islamiche e una piccola croce. Tra le migliaia di musulmani uccisi a sangue freddo (8mila) finì infatti nel mucchio degli assassinati anche un cattolico croato. Ho visitato l'hangar dove se ne stavano, senza far niente, i militari olandesi dell'Onu.