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NELSON MANDELA/ L'uomo che introdusse il perdono come categoria politica

Nelson Mandela (Infophoto)Nelson Mandela (Infophoto)

La sua scelta forte fu indecente, agli occhi del marxista che come tale fu premiato dal regime sovietico nel 1962 come rappresentante della pace "rossa": non nazionalizzò le risorse minerarie immense fatte di oro e diamanti. Con ciò evitò la guerra civile.

Non è difficile poi individuare errori e contraddizioni nella sua condotta di presidente. Il suo Sudafrica vendette armi ai Paesi vicini, che naturalmente le usarono; intorno a lui, protetti dal manto della parentela, famigliari commisero delitti? Eccetera. Di certo se non fosse stato per "Madiba", il suo nome Xhosa, la sua etnia, molti che per varie ragioni lo criticano non potrebbero farlo per la semplice ragione che non sarebbero vivi...

Che ne sarà ora del Sudafrica senza di lui? Molti scommettono che accadrà di quel Paese come per la Jugoslavia dopo Tito. Il dittatore comunista, anche durante la sua lunga e artificiale agonia, tenne unito uno Stato che poi esplose in una carneficina da 200mila morti. Ma Mandela non volle essere dittatore né essere più comunista. E questo vuol dire. La sua scelta di riconciliazione resta un fatto, è un patrimonio lasciato alla libertà di singoli e masse.

Certo, le grandi potenze giocheranno, ora, senza più timore del peso del giudizio di Mandela sull'opinione pubblica e sui leader mondiali, la loro partita per intestarsi le ricchezze stupefacenti del Sudafrica. Cina e America alimenteranno guerre e conflitti sociali, che covano ad esempio nella bellissima (in centro) e tremenda (in periferia) Johannesburg. Ma è impossibile che l'icona di questo grande non vegli, se Dio vuole, sul suo amato popolo, custodendolo. Ma dicono che sia follia sperarlo.

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COMMENTI
06/12/2013 - Grazie a Dio ci son bravi maestri (claudia mazzola)

Ringrazio Renato Farina perché non sapevo nulla di Mandela, ora so qualcosa di più.