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GIULIO ANDREOTTI/ Farina: "preferisco obbedire", la lezione di un politico nemico dell'odio

RENATO FARINA ricorda i suoi incontri con lo scomparso Giulio Andreotti e che cosa rappresentava veramente: un politico autenticamente cristiano, anzi cattolico romano

Foto: InfoPhotoFoto: InfoPhoto

Prevale il dolore, sulla capacità di raffigurarlo come figura storica. Perché è stato una figura storica, essendo come nessun altro persona, persona cristiana. Questo vedo ora in lui.
Ho appena telefonato a casa di Andreotti, mentre scrivo queste righe. Mi ha risposto il genero, e mi ha detto: “Sappia che il senatore le ha voluto molto bene”. Sono rimasto stupefatto. Non mi aveva mai detto qualcosa di simile. Eppure lo sapevo molto bene: era un uomo capace di voler bene. Questa è stata l’essenza della sua personalità politica, in realtà era la cifra di tutto il suo impegno. Il suo famoso cinismo è una balla colossale. Si confondeva la sua freddezza, il suo pudore, la sua circospezione, con l’assenza di scrupoli. Il cinismo significa rifiuto di religiosità. Rifiuto di amore, per un calcolo di vantaggio. Lui calcolava, sceglieva i tempi delle parole e delle azioni, ma aveva sempre in mente qualcosa di più in là. Concepiva la politica come segno, come rimando a oltre l’orizzonte.
Provo a distaccarmi dal ricordo intimo. Girando con lui durante il suo processo infinito, a Palermo, a Padova, a Roma, a Milano, andando la mattina presto alla messa, le persone che di buon mattino lo vedevano si accostavano a lui sentendolo come un padre, gli dicevano parole ammirate. Non ho trovato una sola volta qualche tizio che lo insultasse. Forse perché chi si alza la mattina presto ha lo sguardo più puro.
Andreotti è stato il simbolo della politica cristiana sin dai primi anni di dopoguerra. Si potevano certo avere altre idee e linee di azione, essendo comunque uomini di fede (Sturzo, Dossetti, Fanfani furono diversissimi da lui), ma il suo modo di essere era cattolico romano, come nessun altro prima o dopo nella vita pubblica italiana.
Ora si ricorda di lui la fase finale della sua esistenza. Il suo calvario giudiziario. Inevitabilmente di un uomo che muore restano in mente le ultime immagini. La sua assoluzione, la dichiarazione formale e definitiva di non colpevolezza da parte della Corte di Cassazione, i suoi accusatori non hanno voluto accettarle. E hanno insistito, come oggi la giovanissima deputata Giulia Sarti del Movimento Cinque Stelle, sul fatto che fosse stato in realtà condannato ma prescritto. Una contraddizione in termini. Soprattutto una pretesa di andare al di là delle sentenze, una maniera per concepire la politica come odio, come risentimento, invece che come voler bene.


COMMENTI
06/05/2013 - lo stile (luisella martin)

Grazie per il bell'articolo. In Paradiso credo che Andreotti ed i suoi amici chiederanno a San Pietro di costituire un club di barzellette diverso da quello di Berlusconi, quando ci arriverà. Era lo stile (oltre che la fede mostrata), la differenza tra Berlusconi e Andreotti! Accusato di reati gravissimi ed infamanti Giulio Andreotti non ha mai parlato di "accanimento della magistratura", o di "una parte di magistratura". Si è difeso ed ha vinto; non gli hanno fatto del male, perché non ha voluto raccogliere, toccare, restituire il male che gli tiravano addosso; io sono anziana e posso testimoniare che pochi media lo difendevano! Su quei processi mi piacerebbe che un giorno si sapesse la verità, ma forse farò prima a farmela raccontare da Andreotti in persona, in Paradiso.

 
06/05/2013 - L'eterno riposo (Alberto Pennati)

Molti cristiani giustamente reciteranno questa preghiera. Come politico, al di là di altre considerazioni, credo abbia perso una grossa occasione di testimoniare la fede cristiana: dimettersi anziché passare alla storia anche per aver firmato la legge sull'aborto.

 
06/05/2013 - Riposi in pace. (claudia mazzola)

So poco, però quando lo vedevo in tv lo ascoltavo sempre e mi piaceva, anche simpatico, può bastare per avere un bel ricordo di lui.