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KAMIKAZE SALVATO/ Il gesto gratuito di un artificiere batte tutto l'odio di noi uomini

Fumo nero in Afghanistan (Infophoto)Fumo nero in Afghanistan (Infophoto)

Finì presto la storia dei decapitati in prima pagina. Quando venni in possesso dell’incredibile osceno filmato dei jahidisti che straziarono 19 tibetani, scandendo la condanna a morte contro gli infedeli idolatri, non importava già più a nessuno: erano passati pochi mesi. 

Io mi domando: all’orrore ci si abitua, lo abbiamo visto, ma ai gesti gratuiti? Io penso che essi destino in noi più inquietudine del mistero del male. Quello in fondo è una vecchia storia. Comincia da Caino. Ma dare la vita, metterla in gioco per salvare il nemico, che magari riproverà ancora a eliminarti, è qualcosa che impedisce di cedere al fatalismo per cui è impossibile che esista una logica diversa dell’homo homini lupus. I cristiani sanno bene che la fonte della speranza e della gioia è proprio la notizia che questo amore non è un episodio, ma la verità della storia, perché è il nome di Dio incarnato. Il nostro Dio è fatto così.

Io rivedo in quell’uomo nello scafandro il buon samaritano, immagine stessa di Dio. Che non è un messaggio da fare, una dottrina da mettere in atto, ma il concreto piegarsi di un Altro su noi, poveri infelici violenti come quel disgraziato imbottito di tritolo.

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COMMENTI
02/07/2013 - Grazie. (Giuseppe Crippa)

Grazie Farina per questa riflessione su un gesto che ritenevo scontato e del quale non avevo colto la grandezza.