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SIRIA/ La guerra di Obama è nemica dei cristiani

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C'è una cartina di tornasole: il rispetto per la libertà religiosa non in termini teorici ma reali. Per questo quello che si gioca oggi in Medio Oriente è insieme simile e però più pericoloso di quanto accadde nel 2003 ad opera dai medesimi Stati Uniti d'America nei confronti dell'Iraq. La volontà sicuramente in buona fede di imporre la democrazia è stata una sorta di ybris, di empietà. La pretesa di incanalare il senso religioso secondo schemi da delirio di potenza. Così si è stabilito che il potere in Iraq dovesse passare dai sunniti (che lì davano libertà ai cristiani) agli sciiti.

Gli sciiti preferiscono l'Iran agli americani. Ecco che gli americani premiano allora i sunniti, dove però diviene egemonica Al Qaeda. Così, lo stesso disegno vuole abbattere un Gheddafi troppo amico degli italiani, e troppo nemico degli interessi dei sunniti del Golfo. Lo stesso ora in Siria. Così il Medio Oriente è diventato un gigantesco scacchiere dove si fronteggiano sunniti (appoggiati da Turchia, Arabia, Qatar e in parte Israele) e sciiti (gli alawiti di Assad sono più vicini e comunque alleati di Ezbollah e Iran). Il risultato è l'espulsione o l'assassinio dei cristiani, non difesi da nessuno, tantomeno da un'America e dagli alleati occidentali (tranne, bisogna dirlo, l'Italia con l'opera di Frattini accompaganta a livello europeo da Mario Mauro). Per questo occorre la buona volontà degli uomini e soprattutto un aiuto di Dio, che non è un orpello pietistico ma il cuore della speranza.  

Come promesso ecco un paio di citazioni. La prima è del Patriarca latino di Gerusalemme Fouad Twal, già arcivescovo di Tunisi di cui – se è consentito dirlo – mi onoro dell'amicizia. In un comunicato scrive: "Si assiste qui ad una logica che ricorda la preparazione della guerra in Iraq nel 2003: non si deve ripetere quella 'commedia delle armi di distruzione di massa in Iraq', quando in realtà non ce ne erano. I nostri amici dell’Occidente e degli Stati Uniti non sono stati attaccati dalla Siria. Chi li ha nominati polizia della democrazia in Medio Oriente? C’è bisogno di aumentare il numero dei morti oltre i 100mila? E' necessario ascoltare tutte queste anime che vivono in Siria e che gridano il loro dolore che dura da più di due anni e mezzo. Hanno pensato alle mamme, ai bambini, agli innocenti?".

Il Patriarca dei Maroniti, il cardinale Béchara Boutros Raï, da Beirut accusa, intervistato da Giuseppe Rusconi. Sarebbe auspicabile oggi un intervento militare internazionale in Siria, analogamente a quello fatto nel 2003 contro l’Iraq da parte di una coalizione guidata dagli Stati Uniti? Assolutamente no. Sarebbe invece auspicabile che queste grandi potenze cerchino di non mandare armi per stimolare e infiammare le guerre e contribuire al versamento di altre sangue; piuttosto usino il loro peso politico per trovare soluzioni pacifiche che risparmino vittime e distruzioni.


COMMENTI
02/09/2013 - Sto con Farina (claudia mazzola)

Non è sentimentalismo, per me Renato Farina ha sempre ragione e cuore.