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SIRIA/ La guerra di Obama è nemica dei cristiani

E' auspicabile oggi un intervento militare in Siria, esattamente come avvenuto nel 2003 contro l’Iraq da parte di una coalizione guidata dagli Stati Uniti? Il commento di RENATO FARINA

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Le notizie di ieri sono due. 1) La determinazione di Obama di battere un colpo, fosse pure un colpo che sconquassa il mondo. Prende tempo ma è deciso. Vuole associare alla sua decisione più Stati più opinione pubblica possibile. 2) La saggezza della Chiesa che ha parlato all'Angelus con la voce di Papa Francesco. Non aveva accento polacco ma argentino, eppure il grido nuovo e antico non abbandona lo spartito della ragione e della verità sull'uomo. "Mai più guerra. La guerra chiama guerra". Il metodo per uscire dai conflitti: dialogo, incontro, negoziato. Gli uomini però sono un disastro di fragilità, da soli gli uomini non sono capaci. Senza Dio non se ne esce. Ecco allora la strada del "digiuno e della preghiera", un giorno in cui chiedere insieme qualcosa che sembra impossibile: la pace. La chieda anche chi non crede, gli "uomini di buona volontà". Sabato prossimo il mondo intero sia coinvolto in questo gesto. Ah, dimenticavo un'altra notizia. 3) La guerra in Siria, lo scontro tra sciiti e sunniti dove muoiono tutti, ma specialmente gli inermi, e tra gli inermi specialmente i cristiani, continua.

I dilemmi sono quelli di cui sopra. Entrambi nascono dalla pretesa di condividere il grido degli innocenti. Mi permetto di tradurli così. Obama & C.: la volontà di potenza, la pretesa di aver ragione avendo dalla propria parte la certezza di essere nel giusto, le armi per guidare la storia, la volontà di farlo. Francesco & C.: l'intervento della comunità internazionale protesa alla soluzione pacifica, facendo leva su altri mezzi che non siano quelli di guerra. Sappiamo che quest'ultima posizione può essere confusa con il pacifismo inerte di chi dice: non mi disturbi nessuno, resto nel mio orto. In realtà essa suppone l'alleanza con chi, dentro le situazioni di conflitto, ragiona per amore del proprio popolo. E non vuole assolutamente l'intervento armato. Le dichiarazioni dei patriarchi cristiani si susseguono (e poi ne citerò alcune). Soprattutto l'impeto pacificatore a costo di tirare missili deve fare i conti con l'esperienza e i risultati del passato anche recentissimo.

E' necessario partire da un'osservazione sul casus belli. Bombardare la Siria per punire l'uso di armi chimiche è difficile da bersi stavolta, anche per le anime più filoameriane dell'universo. Troppo ripetitiva è la tecnica del caso estremo per essere credibile. Barak Obama invoca il "superamento della linea rossa" come ragione morale obbligante a premere il bottone WAR; e che chissà perché quella linea viene sempre oltrepassata con precisione cronometrica proprio da quello che sin dall'inizio era stato bollato come "il più cattivo" per giustificare una scelta di campo già decisa a priori per altre ragioni che non c'entrano un tubo con la giustizia. Quali ragioni? Quelle della supremazia e degli interessi degli Stati Uniti. Interessi legittimi e che spesso hanno coinciso con la causa della libertà e della civiltà, ma che sono scivolate lungo la china del puro dominio.


COMMENTI
02/09/2013 - Sto con Farina (claudia mazzola)

Non è sentimentalismo, per me Renato Farina ha sempre ragione e cuore.