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GAZA/ Anas, 17 anni, morto sotto le bombe: perché hai chiesto a Dio di morire così?

Anas Qandeel, 17 anni, palestinese di Gaza, ha preferito chiedere a Dio di morire piuttosto che continuare a vivere sotto le bombe. Poco dopo è stato esaudito. RENATO FARINA

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Anas Qandeel, diciassette anni, palestinese di Gaza, alla fine aveva chiesto a Dio di morire. Esaudito subito! Possibile che il buon Dio sia così pronto a lasciar prevalere il male e sia invece lento, lentissimo nell'ascoltare e realizzare il desiderio puro di chi chiede la pace?

Leggiamo le notizie di agenzia, sempre con il dubbio che siano manipolate, perché in guerra funziona così: ciascuna delle parti in conflitto cerca di commuovere l'opinione pubblica a suo vantaggio. Ma ci sono storie come questa che non danneggiano l'uno o l'altro ma fanno odiare la guerra, punto e basta. 

Dopo l'orribile crescendo di violenza, successivo al rapimento e all'assassinio di tre suoi coetanei ebrei israeliti e alla vendetta abominevole contro un palestinese musulmano, e i razzi di Hamas sulle città israeliane, i bombardamenti su Gaza dell'aviazione dello Stato ebraico hanno reso l'esistenza di tante famiglie della Striscia una roulette russa. Per Anas non era una novità. È da quando era bambino, ma non ci si abitua. E diventa tremendo specie dopo che gli era esplosa in cuore - osiamo immaginare - la speranza.  

Era accaduto un fatto strano quella domenica 8 giugno. Ci aveva creduto. A San Pietro in Roma si erano radunati a pregare l'unico Dio gli acerrimi nemici storici, eppure leader di buona volontà, Shimon Peres e Abu Mazen, i due presidenti, chiamati a quel gesto da Papa Francesco.

Aveva detto quel giorno il Vescovo di Roma: "La preghiera può tutto. Utilizziamola per portare pace al Medio Oriente e al mondo". Il ragazzo di Gaza quel giorno era circondato da chi negava valore a quel gesto e lo riteneva anzi una finzione: i Fratelli musulmani dominanti a Gaza e al potere grazie ad Hamas non avevano dubbi. Non ci si può unire in preghiera con gli infedeli. Lui non è che si fidasse di Abu Mazen, né tantomeno di Peres, ma il Papa, di cui aveva udito in tivù le parole a Betlemme e lo aveva visto in adorazione, gli aveva toccato il cuore. "La preghiera può...".

Invece.

Invece sangue, morte. E prima ancora l'insopportabile lievitare della paura. Una bomba là, a un passo da casa. Dio portami via!

Così ha trovato modo di pregare in modo strano, sicuro che Dio sia sempre connesso al web. Sul suo profilo Facebook ha scritto come se fosse il libro delle grazie davanti a un santuario: "Meglio morto, che attanagliato sempre dalla paura". "Dio, ti prego, abbi pietà di me, non ho dormito da ieri [...] Che la nostra casa sia bombardata, e così la faremo finita una volta per tutte".


COMMENTI
14/07/2014 - Sotto a chi tocca (claudia mazzola)

Anas è morto sotto le bombe perché in quei paesi c'è il profitto della vendita delle armi, tutto lì.