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IRAQ/ La lettera di Francesco all'Onu? Proprio come San Wojtyla

La basilica di San Pietro (Infophoto)La basilica di San Pietro (Infophoto)

Si noti: non disse nulla contro l'uso della forza, non scomunicò neppure i bombardamenti. Gli facemmo presente che l'anno precedente, e proprio per la Bosnia, aveva coniato la dottrina dell'ingerenza umanitaria.

Replicò: “Questa ingerenza umanitaria io penso che è una cosa evangelica, in sé. Ma il modo di capire questo concetto può essere poco evangelico. Certamente se io vedo un mio vicino, concittadino o no, che è perseguitato e perde tutto, io devo difenderlo. Penso che questa difesa è un atto di carità. Così noi vediamo queste cose. E' triste che ci siano questi fatti in Africa, in Europa, nei Balcani e specialmente in Bosnia. Ci dice San Paolo che si deve predicare a tempo e contrattempo. Si deve denunciare, si deve spiegare, si deve persuadere”.

Come si vede c'è perfetta identità di magistero. Negli ultimi giorni si erano levate critiche a Francesco, alcune sommesse (Bruno Vespa) altre veementi (Piero Laporta), perché mentre si martirizzano i cristiani in Medio Oriente, e a Ur dei Caldei, terra di Abramo, e proprio i caldei sono sterminati dai centomila feroci soldati dell'Is (Stato Islamico), lui se ne va in Corea del Sud. Ma la Corea del Sud è proprio stata una terra di martiri, e proprio lì si recò in analogo pellegrinaggio papa Wojtyla nel 1989.Anche Wojtyla rinunciò ad andare a Sarajevo nel settembre del 1994. Avrebbe messo a rischio non tanto la propria vita, ma quella di coloro che si sarebbero stretti attorno a lui.

Quali sono le cose che può fare l'Onu? Autorizzare un intervento, e la Nato, magari con la Russia e con paesi arabi volonterosi, cimentarsi in un intervento in tre mosse, come suggerisce lo stesso generale Laporta: 1) un intervento militare sul terreno che arresti l’assalto dell’Isis; 2) una massiccia operazione di aviotrasporto che porti lontano dal pericolo i più deboli, bambini, donne e vecchi; 3) una gigantesca operazione di soccorso umanitario sul terreno per nutrire, curare, dare un conforto a quanti non siano immediatamente trasportabili.

Ma questo non può essere il Papa a dirlo. Egli può predicare a tempo e controtempo per una pace che si regga sulla giustizia e sulla misericordia. Intanto si fermi la mano assassina. Con la preghiera e con l'azione. Ora et labora. E qualche volta il lavoro è (anche!) quello amarissimo delle truppe armate.

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