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IL CASO/ Quei terroristi tornati dall'Iraq che "tifano" Di Battista & co.

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2. Partirono da Milano almeno quattro tra i maggiori protagonisti degli attentati suicidi in Iraq. Un esempio fra tutti: Fahdal Nassim che, nell'agosto del 2003 causò 22 vittime a Bagdad, nella sede dell'Onu, tra le quali Sergio Vieira De Mello, era un algerino partito da viale Jenner. 

Adesso i giornali italiani si risvegliano davanti all'orrore. Da anni non se ne trovava traccia. Nessun pericolo, al massimo ha avuto compiaciuto risalto – su Repubblica, Corriere della Sera e La Stampa − lo smantellamento giudiziario e mediatico del nostro controspionaggio. Invitiamo chi voglia informarsi davvero a leggere e studiare il volume ad alta caratura scientifica di Lorenzo Vidino, da cui abbiamo attinto queste notizie. Si intitola Il jahidismo autoctono in Italia, edito dall'Ispi. 

Esiste un problema culturale molto grave. Il califfato è inteso come qualcosa di fiabesco, con i bianchi minareti purificati dal male iniettato in popoli incontaminati dal cristianesimo identificato con l'occidente.

In fondo le dichiarazioni di Di Battista riecheggiano questo mito dell'uomo buono in origine e sporcato dai cattivi, a cui ora è giusto ribellarsi dando la morte.

Non è così. Il terrorismo islamico non è un fatto reattivo. Non ha niente a che fare con la risposta un po' scomposta a una ingiustizia. È questo che insegnano i convertiti all'islam che partono per le loro guerre di tagliatori di teste e poi ritornano come guerrieri coraggiosi rilucenti di nere vesti e spade scintillanti che replicano alle ingiustizie subite. Il jihadismo non è una reazione a qualcosa, ma nasce con l'islam aggressivo della guerra santa (il jihad è la guerra santa di conquista, vuol dire "sforzo" letteralmente: ma per versare il sangue degli altri). Chi non ha in mente questo paradigma, fa come i Cinque Stelle, che incoronano l'Iris come forza purificatrice. Non è così, è il male che si regge su una potenza spirituale terribile, che si trasforma in ideologia del "bere sangue". A questo "troppo" spirituale non si può rispondere con il vuoto di ideali. La lezione di Oriana Fallaci dovrebbe insegnarci qualcosa. Se non si ama la libertà, abbiamo perso.

Il jihadismo è una multinazionale che ha in Gran Bretagna e in Italia le due sezioni europee di logistica, reclutamento, trasferimento uomini e donne per sconfiggere l'occidente. Ora il fronte è a qualche ora di aereo da noi. Ma è tattica. Si può spostare in qualsiasi istante anche qui. Anche in questo istante, mentre non colpiscono direttamente (per la capacità dei servizi italiani, negli anni caldi dal 2001 al 2006, quando Londra e Madrid, ma anche segretamente la Francia, furono colpite, noi restammo immuni), però operano sotto traccia. Su un punto Di Battista dice la verità. Non si batte l'Isis con i droni ma con una potenza spirituale più forte, certo capace di usare tecnologia.