BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Rubriche

NAPOLITANO AL PAPA/ La battaglia di due "vecchi" giovani contro il nostro orticello

Giorgio Napolitano e papa Francesco (Infophoto)Giorgio Napolitano e papa Francesco (Infophoto)

In un commento assai profondo che ilsussidiario.net ha ospitato, a firma di Salvatore Abbruzzese, si metteva in luce che il Papa aveva chiamato ogni male e ogni sofferente per nome. Contro la "globalizzazione dell'indifferenza" Dio entrò subito in campo, sin dai primordi. Un attimo dopo il delitto di Caino, Dio è lì. E gli domanda conto del fratello Abele. E la risposta di Caino è esattamente l'anticipazione della antropologia oggi consacrata nella vita dei popoli. In alto, a livello istituzionale, e in basso: e per "basso" intendo in me che scrivo e in tu che leggi. La tentazione è quella. E che se viene contestata, lo è per dovere di moralismo senza sostanza di sacrificio in chi pure ne pronuncia la condanna. Caino disse: "Sono forse il guardiano di mio fratello?" (Genesi 4,9) "Ora tutto ciò - ha scritto Abbruzzese - sembra prodursi nell'indifferenza generale, fino a registrare una vera e propria 'globalizzazione dell'indifferenza'. Una tale indifferenza non si produce solo al livello dell'uomo della strada, ma anche al livello delle istituzioni". 

Il Papa nel messaggio citò i bambini che "sono fatti oggetto di traffico e di mercimonio per l'espianto degli organi, per essere arruolati come soldati, per l'accattonaggio, per attività illegali come la produzione o vendita di stupefacenti, o per forme mascherate di adozione internazionale". Ora Napolitano ci ridice che non possiamo rispondere come Caino. Non può farlo il leader politico sulla base dell'aspirazione ad un consenso basato sulla paura. Non può farlo il cittadino comune, salvo tradire quello che è scritto in ciascun cuore. Certo, la risposta di come alleviare le pene di Abele, di come impedirne l'uccisione, lo sfruttamento, la schiavizzazione non è scritta sul libro delle ricette di Cracco. Ma qui non è questione di soluzioni. Quelle verranno oppure no; saranno adeguate o meno. Ma la domanda, l'imperativo che riguarda l'essenza del nostro essere uomini è ineludibile.

Di questo dovremmo ringraziare il Capo dello Stato. E il modo per dirgli grazie è far rimbalzare le sue parole, sia tra quelli che gli sono prossimi politicamente sia tra quelli che non condividono la sua conduzione delle questioni istituzionali. C'è qualcosa di persino più profondo delle varie interpretazioni della Costituzione e dei doveri del capo dello Stato. Di certo esiste il dovere primario di non essere Caino e di non imparare nemmeno la lezione B di Caino, quella di non voler vedere il male e la nostra responsabilità.

Soprattutto andrebbe scritta e citata dovunque, in ogni sede, la descrizione di una realtà dinnanzi  a cui il mondo è tragicamente inerte. Siamo tutti, anche i cristiani, come chiusi nella fortezza e la nostra unica preoccupazione, insieme a qualche lacrima per chi sta fuori e annega, è di tirare su al più presto possibile i ponti levatoi. E i nostri fratelli si arrangino, si salvi chi può.

Non è così. Siamo implicati. Non per provare sensi di colpa che non servono a niente, ma per creare ponti, allacciare legami. Almeno, come scrisse santa Tersa d'Avila: "Ya no durmáis, no durmáis, porque no hay paz en la tierra". Non dormite, non dormite, perché non c'è pace sulla terra.

Neanche da vecchi, si può dormire. Grazie presidente per questo appello.

© Riproduzione Riservata.

COMMENTI
06/01/2015 - Domanda e risposta (luisella martin)

Ha risposto proprio male Caino, quando gli è stato chiesto dove fosse suo fratello! "Non so", rispose Caino - che invece lo sapeva benissimo - Tutto ciò non è morale ci ricorda il nostro Presidente ... Apparentemente uguale sembra la condanna di Papa Francesco, l'altro "vecchio-giovane" citato nell'articolo. La differenza c'è ed è, io credo, proprio nell'interpretazione della domanda di Dio, non della risposta di Caino. Perché a mio parere conta innanzi tutto la domanda che Dio Padre fa a ciascuno di noi. Alla domanda: "Dov'è tuo fratello?" non tutti rispondono come fece Caino e non perché essi siano migliori di Caino... Alcuni di noi rispondono: "Mio fratello è morto per la mia indifferenza". Altri invece dicono: "E'l'indifferenza di tutti ad uccidere". Papa Francesco e il nostro Presidente non lottano allo stesso modo contro il male e l'indifferenza del mondo. Uno dei due lo fa da povero con i poveri; l'altro combatte da solo perché non si ritiene degno di avere i poveri al suo fianco.

 
03/01/2015 - Grazie Presidente, ma... (Giuseppe Crippa)

Ringrazio Farina per avermi fatto tornare a rileggere le parole di Napolitano, ed indirettamente di papa Francesco, che davvero toccano, anzi scuotono, il cuore di ciascuno. Ma non riesco a dimenticare che ciascuno di noi non è soltanto ciò che dice ma anche quanto ha fatto e di cui non si è pentito.