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IL CASO/ Cesare Battisti? Perdoniamolo sì, ma in carcere

Il Brasile sta decidendo di espellere Cesare Battisti, che si proclama rifugiato politico e cercherà paesi disposti a ospitarlo. Ecco perché dovremmo tradurlo in carcere. RENATO FARINA

Cesare Battisti (Infophoto)Cesare Battisti (Infophoto)

Se invece di essere la Repubblica italiana fossimo Israele, sarebbe già in Italia da un pezzo. Adolf Eichmann fu preso a Buenos Aires, caricato su un'auto, trasferito a Gerusalemme e processato. Il Mossad condusse l'operazione senza rimorsi.

Intendiamoci: Cesare Battisti non è un criminale nazista. Non ha milioni di uomini sulla coscienza. Ma, al di là di ogni ragionevole dubbio, ha concorso a uccidere quattro persone, eliminati con agguati premeditati, circa 35 anni fa, ed è fuggito. Era un leader dei Proletari Armati per il Comunismo (Pac). 

Ora il Brasile sta decidendo definitivamente di espellerlo. Molte voci si sono levate in sua difesa, più in Francia a dire il vero che in Italia. Le tesi sono tre, per chiedere sia lasciato in pace, e trattato davvero come un rifugiato politico dovunque egli vada.

1. E' stato processato in sua assenza. Contumace non ha potuto adeguatamente difendersi. Il fatto è che non ha voluto essere presente, e nessuna corte di giustizia internazionale osa ammettere il diritto a sottrarsi ad un mandato di cattura per omicidio.

2. Quegli anni erano tremendi, e i suoi delitti avevano una motivazione politica. Occorre superare una fase storica dando la grazia. Rispondo semplicemente: un omicidio è un omicidio. Battisti non è il reduce di una guerra civile. Lo Stato ha usato misure di riduzione della carcerazione e perdono, per chi non si è sottratto alla pena.

3. E' passato tanto tempo. Cesare Battisti ora è un uomo diverso, ha dimostrato talento letterario, evidentemente non ucciderebbe più. Questo è un argomento interessante. Il tempo allontana la capacità di distinguere e di esercitare la giustizia. La prescrizione esiste per questo. Nel caso di Battisti la sua intelligenza in realtà si è manifestata nell'arte della fuga e della giustificazione di se stesso. Non è il tempo che muta gli uomini, ma la responsabilità che si prende davanti ai propri atti. E Battisti non ha caricato su di sé l'onere del sangue versato. Il tempo rende il grido di quel sangue più tremendo.

Sia chiaro. La necessità della pena non c'entra nulla con il perdono. Il perdono un uomo è chiamato a darlo per onestà verso il perdono che continuamente riceve da Dio. Siamo tutti miseri. Non mi sento personalmente migliore moralmente o spiritualmente di nessuno, neanche di Cesare Battisti. Ma senza sanzione, senza pena realmente data e pagata, non può esistere rispetto della legge. La pena sia umana, tesa alla rieducazione. Ma perché sia rieducativa e umana deve esserci. Per cui lo Stato faccia di tutto, dentro la legalità, con ogni tipo di moral suasion, perché il signor scrittore Cesare Battisti, omicida per sentenza passata in giudicato, sia tradotto in carcere.

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