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PAPA A SARAJEVO/ Lui porta la pace, l'Europa parla ancora di diritti (come Mladic)

Il 6 giugno Papa Francesco va a Sarajevo a cercare la pace dove nel 1914 scoccò la scintilla della prima guerra mondiale e poi la sanguinosa guerra degli anni Novanta. RENATO FARINA

Papa FrancescoPapa Francesco

Il Papa va a Sarajevo. Ricordo ancora quando questa notizia si diffuse per la prima volta, nell'estate del 1994. Giovanni Paolo II voleva a tutti i costi portare la sua persona come un sacrificio per la pace. Era iniziata una tregua. Tutti dicevano che era una guerra religiosa triangolare. Musulmani (bosgnacchi), ortodossi (serbi), cattolici (croati di Herzegovina). Non era la religione ma il tradimento della religione, l'uso della religione, il pretesto della religione. Non Dio. Ma Dio era l'unico in nome del Quale poteva regnare la pace. Non poté andare. Gli fu impedito. Sarebbe stato sicuro un attentato. Magari non avrebbe ucciso il Papa, la bomba, ma tanti innocenti. Ricordo che, quando questa notizia fu diffusa, mi si fece vicino, eravamo a un festival politico, Adriano Sofri, e mi spiegò che sentiva dolore per me, che sapeva ci tenevo tanto ad accompagnare il Papa. Poi ci fu Srebrenica, con i suoi più di 8mila morti musulmani (e un cattolico).

La pace di Dayton, con la tripartizione della Bosnia Herzegovina e la capitale comune solo sulla carta, in realtà musulmana, Sarajevo. Infine Giovanni Paolo II arrivò lì il 17 aprile del 1997. Si trovarono bombe lungo il cammino. Il Papa incontrò le varie comunità. Ma mai insieme. Egli fece la più impressionante proposta divino-umana che esista: il perdono. L'unica via d'uscita era che qualcuno cominciasse a perdonare. E non cercasse un torto non ancora rimediato (tutti avevano subito torti).

Ora viene un altro Papa, a Sarajevo, sabato 6 giugno. Francesco ha innalzato il “perdono” a chiave-d'oro del suo pontificato. Misericordia, perdono: Cristo è questo. Il suo messaggio ha questa semplicità inerme. Papa Francesco ha inviato un videomessaggio alla comunità della Bosnia ed Herzegovina. Riprendendo il motto della visita, “La pace sia con voi”, il Papa sottolinea che è sua intenzione sostenere il “dialogo ecumenico e interreligioso” e la “convivenza pacifica” nel Paese. Usa un'altra espressione che colpisce chiunque dia peso alle parole: “convivialità”. Mangiare alla stessa tavola, dividere il cibo, spartire le preoccupazioni da uomini. “Vengo tra voi, con l’aiuto di Dio, per confermare nella fede i fedeli cattolici, per sostenere il dialogo ecumenico e interreligioso, e soprattutto per incoraggiare la convivenza pacifica nel vostro Paese. Vi invito ad unirvi alle mie preghiere, affinché questo viaggio apostolico possa produrre i frutti sperati per la Comunità cristiana e per l’intera società”.

Il frutto è la pace, ma lo strumento della pace è il perdono. Oggi la Bosnia-Herzegovina non è attraversata più dalla guerra delle bombe e degli sgozzamenti. C'è una guerra spenta, un odio sotterraneo, una burocrazia schifosa. Sembra un incaprettamento. Ci sono forze multinazionali per custodire una pace che più che altro somiglia a una tregua. Ma la presenza di quelle truppe è anche una risorsa economica per tutti. 


COMMENTI
04/06/2015 - Pace e bene (claudia mazzola)

Grazie Renato Farina, è sempre un piacere leggere quello che scrive.