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CAOS MIGRANTI/ Da Treviso a Roma, quell'umanesimo (incarnato) che ci manca

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Domando. Che faremmo al loro posto? Io non lo so. So però che cosa spererei di fare. Creare le condizioni di accoglienza con altri amici. Prendere in mano la comunità del quartiere, non lasciare alla mano anonima dello Stato e alla filibusta delle organizzazioni criminali di gestire questa situazione, questo tsunami che ci entra in casa. Ma come posso giudicare la reazione della signora anziana che ha paura, che si sente sola? Il guaio è che le famose periferie esistenziali di cui parla sempre Papa Bergoglio non sono un giardino di rose, ma rovi e pattumiera per terra. Non solo nelle strade. C'è una solitudine dove c'è bisogno che accada qualcosa. Una testimonianza, un volto buono. Ma dov'è? "Intanto cacciamo gli invasori, ribelliamoci a questa cecità dello Stato".

3. I rivoltosi di Forza Nuova e di Casa Pound. Vogliono tenere pura la terra e la razza. Come anarchici situazionisti colgono il vento buono per fare proseliti. Ma che purezza è quella che si scaglia contro i nostri fratelli uomini? 

Domando. Che faremmo al loro posto? Non riesco a chiedermelo. Mi verrebbe da dire: sei nato per questo? Per cacciare i "negri"?

4. La polizia. Devono prendere botte e stanno dalla parte di quella gente di periferia, che somiglia a loro, ai posti da dove vengono. Ma vedono anche la miseria e il bisogno di questa gente arrivata da chissà dove, anzi lo sanno: dall'Africa del dolore.

5. Le autorità politiche, il prefetto. Devono rispettare le leggi internazionali, quelle umanitarie, devono tener conto del consenso, senza cui non si governa. Hanno il compito di comporre il disagio sociale che nuovi innesti determinano. Devono far sì che l'Europa si prenda carico dei nostri bisogni da fratelli. Una volta stabilito un insediamento, devono però esercitare anche la forza proporzionata per dare esecuzione alle decisioni, altrimenti vince sempre e solo chi grida di più e più è cattivo.

Insomma, non esiste soluzione à la carte. I problemi vanno affrontati e bisogna conviverci. Ricordo quando trent'anni fa chiesi a Hans Urs von Balthasar se fosse giusto che dovessi aver paura per il destino dei miei figli, rispose tranquillamente: "Ovvio. Non esiste un tempo senza cui non ci sia minaccia di guerra, pulsione di violenza, semina di odio. Adesso c'è la paura della guerra atomica, nel Medio Evo le madri avevano paura delle epidemie e prima delle invasioni barbariche. Ma viene qualcosa di peggio: un umanesimo nuovo, un umanesimo che pensa di fare a meno di Dio e dell'amore". 

Eccoci qua. Vedo la figura del Papa che ci esorta all'amore vicendevole, ad accogliere anche quando è vietato, che la misericordia di Dio è infinita, ed il mondo è incantato. C'è bisogno di qualcuno che fornisca mani, piedi, testa, occhi cuore al Dio della misericordia che pure si è incarnato. 


COMMENTI
18/07/2015 - Caos migranti (lucia corucci)

Leggo con interesse l'articolo del dott. Farina. Le nostre città, specialmente i quartieri più popolari, stanno morendo di immigrazione. La vita quotidiana è difficile: spaccio, negozi aperti senza orario ed in scarse condizioni igieniche, macellerie islamiche, liti di ubriachi. Sono anche italiani, dirà qualcuno. Certo... Quello che fa riflettere è il totale fraintendimento della parola "integrazione": essa può avvenire solo nel rispetto dei diritti di tutti, nel rispetto del cristianesimo, che, fino a prova contraria, porta con sé le radici della nostra identità. Io non posso biasimare coloro che, pur esagerando, hanno protestato. Abbiamo un governo che apre le porte ai migranti, introducendo solo formalmente alcuni distinguo, ed, al tempo stesso, lavora per equiparare le unioni civili alla famiglia. Lupi vestiti da agnelli (con tutto il rispetto per entrambe le specie). grazie Lucia Corucci