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CAOS MIGRANTI/ Da Treviso a Roma, quell'umanesimo (incarnato) che ci manca

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Non è un compito diverso da quello di sempre. La differenza è che è il nostro compito preciso, personale, comunitario, e non quello dell'umanità in generale, della Chiesa universale, dell'Onu e dell'Europa, o della protezione civile: ma nostro, tuo e mio.

Ho letto nei giorni scorsi, il 5 luglio, il racconto che Giorgio Vittadini faceva del metodo di padre Pizzaballa in Palestina e in Siria. Una presenza pacifica, amorosa, pronta a subire la morte per i fratelli. Si può vivere così. Non c'è da inventare, ma da seguire.

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COMMENTI
18/07/2015 - Caos migranti (lucia corucci)

Leggo con interesse l'articolo del dott. Farina. Le nostre città, specialmente i quartieri più popolari, stanno morendo di immigrazione. La vita quotidiana è difficile: spaccio, negozi aperti senza orario ed in scarse condizioni igieniche, macellerie islamiche, liti di ubriachi. Sono anche italiani, dirà qualcuno. Certo... Quello che fa riflettere è il totale fraintendimento della parola "integrazione": essa può avvenire solo nel rispetto dei diritti di tutti, nel rispetto del cristianesimo, che, fino a prova contraria, porta con sé le radici della nostra identità. Io non posso biasimare coloro che, pur esagerando, hanno protestato. Abbiamo un governo che apre le porte ai migranti, introducendo solo formalmente alcuni distinguo, ed, al tempo stesso, lavora per equiparare le unioni civili alla famiglia. Lupi vestiti da agnelli (con tutto il rispetto per entrambe le specie). grazie Lucia Corucci