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ATTENTATO A BERLINO E AMBASCIATORE UCCISO/ Gli obiettivi siamo tu e io

Berlino. Soccorritori sul luogo dell'attentato (LaPresse)Berlino. Soccorritori sul luogo dell'attentato (LaPresse)

La vendetta contro la Russia significa che le forze di Putin hanno vinto su quel territorio, ed è una buona notizia. Aleppo sembra Berlino nel 1945. Devastazioni infinite. Morti innocenti. Allora si sradicò il nazismo e furono eliminati i suoi capi. Ma oggi la guerra non funziona più così. Il nemico colpito, riappare da un'altra parte. Di certo l'islam jihadista non si arrende, e rivela la sua penetrazione in unità addestrate che dovrebbero garantire la sicurezza, e invece si rivelano essere permeabili ai combattenti.

Che fare? La domanda è legittima ma è un affare di capi, autorità, strateghi. Finora costoro hanno solo pasticciato, si sono divisi, hanno colpito a casaccio, in base a interessi meschini. Diamo atto che in Italia l'antiterrorismo ha funzionato, ed oggi al ministero dell'Interno c'è un Marco Minniti che conosce le sorgenti del male e sa isolarle.

La domanda appena pronunciata è però meno decisiva di quelle che implicano il profondo di noi stessi. Chi siamo? Che cosa ci è caro? Che cosa vogliamo difendere? Che prezzo siamo disposti a pagare per la libertà? Le scrivo non per pretendere risposte, ma almeno perché non lascino in pace me.

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