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PANNELLA MORTO/ Ora caro Marco, conosci la vita e ha il volto della Misericordia

Marco PannellaMarco Pannella

Nel 1979 contro la fame nel mondo. Il più importante e forte a mio giudizio. Tre mesi e Pannella è uno scheletro. Altro che finzioni.Tra il 1981 e il 1983 ne condurrà altri quattro sempre con questo tema. Nel 1996 contro il Polo delle libertà per supposto mancato rispetto accordi. Poi sempre più spesso per chiedere amnistia e condizioni di vita vivibili in carcere. Con il tempo i giornali non ne parlavano più, dei suoi digiuni. Ci si erano abituati.

Ora con la sua morte abbiamo perso tutti qualcosa di importante. Dietro le sue argomentazioni non si coglieva la voglia di dibattito, ma di battito. Come scrisse Giovanni Testori, "più battiti e meno dibattiti". Ecco secondo me Pannella aveva una cattiva coscienza, ma era infinitamente meglio di quelli che non ne hanno nessuna, e costringeva me e chi lo ascoltava ad averne una.

Lui amava chiunque amasse qualcosa. Una volta per radio dissi a Pannella: tu dici le cose della vita, entri nel dominio del cuore dove si gioca il significato del vivere e quello dell'amare una donna, il rapporto con chi muore e con chi deve nascere. Questa è la tua forza, e io mi commuovo. Dentro i tuoi discorsi, caro Marco, luccica l'oro delle questioni decisive che ci fanno uomini. Ma poi le tue risposte coincidono con la banalità del pensiero istintivo. Il diritto di godere e scopare (scopare: tutto lì, una faccenda da niente) e poi il dovere di consegnare le proprie speranze alla scienza e tanti poveri embrioni (che partecipano dell'essere, sono scintille imperdibili e comunque non nostre) a quattro scienziati come se fossero Dio. Perché? Per allungarci la vita, ma quale vita? Ora, caro Marco, la conosci, ed essa ha il volto della Misericordia.

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