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GENOCIDIO ARMENO/ La verità passa dal voto tedesco, non dai silenzi di Erdogan

Ieri il Bundestag ha approvato una mozione con la quale la Germania riconosce il genocidio armeno. Erdogan ha richiamato l'ambasciatore turco in Germania. RENATO FARINA

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Il voto importantissimo del Parlamento tedesco che riconosce il genocidio armeno ha avuto il voto pressoché unanime (un contrario, un astenuto). E' stato sostenuto senza incertezze dai due partiti, Cdu-Csu e socialdemocratici, che sostengono Angela Merkel. Diciamolo però: se fosse stato per loro non l'avrebbero votato. Avrebbero fatto volentieri a meno di approvare proprio adesso questa mozione, perché ha messo la Germania nei guai con la Turchia. Erdogan e i suoi ministri sono stati durissimi. Hanno ritirato l'ambasciatore. Dicono che ci saranno conseguenze.

La Merkel ora è in difficoltà gravissima. Ha ottenuto tre miliardi dall'Europa (anche da noi) per convincere i turchi ad ospitare i rifugiati che Berlino aveva promesso di accogliere. La Turchia vuole in più il libero accesso in Ue per i suoi cittadini, e la trattativa è in corso. Ora questo importante e formale atto istituzionale svela il ricatto: la Turchia darà una mano all'Europa se essa dimentica o almeno finge di dimenticare una delle sue radici, di certo la più importante, quella cristiana.

Dal punto di vista storico, non ci sono ragionevoli dubbi, qualunque cosa sostenga il governo turco. Non è opinabile che un milione e mezzo di cristiani, in grandissima parte armeni, ma anche caldei, greco-ortodossi, cattolici di rito orientale e latino, furono deliberatamente annientati con un privilegio particolare di atrocità inflitta ai vescovi e alle donne incinte. Il Papa in occasione del centenario della strage lo ha definito "il primo genocidio del XX secolo" e ha riconosciuto che esso perdura anche adesso. Sia con gli sgozzamenti, i roghi e le crocifissioni da parte dell'Isis sia con il violento sradicamento e la fuga forzata delle comunità cristiane da luoghi dove convivevano da millenni con i musulmani.

Il riconoscimento delle istituzioni tedesche non è stato uno scherzo del destino o una provocazione. E' stato proposto in occasione del centenario ed è approdato all'esito del voto ieri. La ragione non è quella di ferire i turchi per nascondere i propri orrori contro gli ebrei, ma nasce da una consapevolezza delle colpe tedesche in relazione proprio al genocidio armeno. Non può esserci un'identità di nazione senza questa accettazione delle proprie colpe, per purificare se stessi. L'identità — lo insegna questo Giubileo della Misericordia — nasce dalla domanda di perdono.

Infatti, si noti questo: l'autore della mozione, il più saldo promotore di questa iniziativa non è stato un membro del governo, ma è leader dei Verdi. E si chiama Cem Özdemir. Un nome turco? Esatto. E' un turco di seconda generazione. Non è un traditore del suo popolo. Ma accetta e promuove l'unica logica da cui può venire la pace. Si badi: egli accusa il governo islamico ottomano (di allora!) ma non assolve la Germania. Tutt'altro. A quel tempo gli Imperi centrali e quello ottomano erano alleati. E i tedeschi sapevano dell'orrore in corso e tacquero.  


COMMENTI
03/06/2016 - Una precisazione (Roberto Graziotto)

Ovviamente mi potrebbe obbiettare Farina, che con il rinvio a Gramsci (1891-1937) non intendeva dire che in generale in Germania si è taciuto, mentre in Italia si è parlato del genocidio armeno, ma che allora fosse così. Anche in questo caso bisognerebbe almeno nominare il nome di Johannes Lepsius (1858-1926) teologo luterano e orientalista, che già nella prima fase del massacro, quella del 1894-1896 sotto Abdülhamids, fondò un "armenisches Hilfswerk". e nel 1914 una "deutsche-armenische Gesellschaft". Lepsius conosceva la regione armena che aveva visitato travestito da venditore di tappeti. Durante il genocidio intervenne costantemente sia nei media tedeschi sia con conferenze in tutta la Germania. Ci tengo a specificare queste cose, perché sarebbe fatale pensare che in Germania ci sia stato solo il silenzio e forse anche l'attiva collaborazione di Berlino con l'impero ottomano. Ciò è uin giudizio storico vero, ma lasciato così del tutto unilaterale. Infine l'assenza ieri della Merkel non è per nulla condizione della posizione turca (questo non viene affermato da Farina, ma si potrebbe dedurlo in forza di ciò che non ha detto).

 
03/06/2016 - Renato Farina coglie alcuni punti nodali (Roberto Graziotto)

Non ripeto tutto ciò che c'è di buono nell'articolo. Vorrei solo su un punto precisare che non solo in Italia, ma anche in Germania è stato fatto un grande lavoro di riflessione sul genocidio armeno, dopo il silenzio di Berlino di allora di cui parla Farina. 1. Nell'università di Halle, la città di Händel, da decenni viene approfondita la cultura armena. 2. Un Land come la Sassonia Anhalt sta pagando un gemellaggio di più scuole tedesche con quelle armene, da cui sta nascendo un grande lavoro linguistico e culturale. E tantissime amicizie. In generale ecco il mio giudizio sintetico sul voto di ieri: Capisco che la cancelliera Merkel non fosse nel parlamento durante la votazione per il genocidio armeno, il cui riconoscimento il parlamento ha votato con la quasi assoluta totalità dei voti (solo una persona era contro), meno che tutti e tre, cioè anche il ministro degli esteri e il vice cancelliere non erano nell'aula parlamentare, io però non sono un politico, ma un filosofo e vorrei dire con una certa chiarezza una mia intuizione: Erdogan non può riconoscere il genocidio armeno perché esso non è qualcosa di passato (origine della repubblica turca), ma una cosa che sta succedendo ancora adesso, pur forse con modalità diverse.