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BANGLADESH/ L'Isis attacca ancora e Allah è la prima vittima

Forze di polizia all'esterno del locale di Dacca, Bangladesh (LaPresse)Forze di polizia all'esterno del locale di Dacca, Bangladesh (LaPresse)

Oggi il Daesh sta subendo pesanti sconfitte, l'avanzata che pareva inarrestabile, quanto a conquista del territorio in Asia Minore e in Libia, si sta trasformando in una Caporetto. Ma non significa affatto resa, bensì ritirata strategica, che coincide con lo spostamento delle risorse e delle energie distruttive fuori dai confini. Con due scopi: demoralizzare chi pensava fosse almeno l'inizio della fine della Jihad e scopre invece che è solo la fine dell'inizio; e uno propagandistico, consistente nell'attirare con successi orribili nuovi seguaci e catturare il tifo di fasce larghissime di giovani islamici di ogni parte del mondo. Questi ragazzi non hanno un Papa che apra le porte della misericordia, non hanno nessun autentico leader musulmano pacificatore che abbia un fascino anche lontanamente paragonabile a quello di Osama Bin Laden, eletto a mito che veglia dall'aldilà sui kamikaze, e quello vivente di Abu Bakr al Baghdadi.
Di certo, più che mai, occorre una grande alleanza non solo delle potenze politiche e militari contro questo totalitarismo pseudo-religioso, ma anche e soprattutto delle potenze spirituali inermi e miti, eppure forti; una fraternità ecumenica delle famiglie religiose e ideali che hanno a cuore la vita buona e una speranza per i propri figli. Ma oggi se i terroristi islamici fanno coincidere la missione della loro vita con l'assassinio per affermare e allargare la "Casa dell'Islam", quanti sono (anzi siamo) disponibili a dare la vita per un ideale che somigli all'amore che pure vediamo all'opera tra i nostri santi sconosciuti o famosi?
Dio voglia e ci aiuti ad attingere alla testimonianza dei cristiani martiri, che danno la vita senza toglierla. Ai nostri fratelli di Aleppo, che misteriosamente con il loro esempio, la loro preghiera che diventa comunione, riescono a stringere a sé anche tanti musulmani che rifiutano di accettare il Corano delle bandiere nere.
Prepariamoci ad altri sacrifici cruenti. Senza terrore, ma provando a guardare e a seguire chi tiene alta la fiaccola di qualcosa di più bello e più forte del potere dell'uomo sul povero. 

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COMMENTI
02/07/2016 - Non soltanto santi disarmati (Giuseppe Crippa)

Dio ci aiuti ad attingere alla testimonianza dei cristiani martiri che danno la vita senza toglierla, ma anche alla testimonianza dei santi che hanno vissuto difendendo con le armi il popolo cui appartenevano dalla prepotenza assassina di gente straniera letteralmente “assatanata”, come dice, tra i pochissimi giornalisti ad avere il coraggio di farlo, anche Farina. Guardiamo quindi anche ai combattenti di Lepanto sostenuti dal papa san Pio V e a quelli dell'assedio di Vienna animati da Marco d'Aviano, proclamato beato da papa Giovanni Paolo II nel 2003.

 
02/07/2016 - Allah non è affatto la prima vittima (Massimo Zamarion)

Perché Erdogan avrebbe ragione quando dice che "Lo stato islamico tradisce l'Islam?" Non è affatto vero. Ciò potrebbe essere vero se ci fosse un "vero Islam", ma non c'è, giacché Maometto non ha mai distinto l'Islam dalla Terra dell'Islam, e con quel mediocre pasticcio chiamato Corano, composto di materiali biblici mal digeriti, lo ha assoggettato alla storia nello stesso momento in cui voleva assoggettare per sempre la storia al suo progetto politico-religioso. Il fanatismo islamico e il "moderatismo" islamico sono come due fratelli, veri tutti e due e falsi tutti e due, i quali possono anche combattersi ma non possono uscire da questa logica. Se l'Islam, fanatico o meno, uscisse da questa logica semplicemente si auto-annullerebbe per cadere nelle braccia della civiltà cristiano-occidentale. Le feroci convulsioni del mondo islamico derivano da questa impossibilità di sopravvivere in "tempi di democrazia", come predisse Tocqueville 170 anni fa.