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BANGLADESH/ L'Isis attacca ancora e Allah è la prima vittima

Un commando dell'Isis ha dato l'assalto a un ristorante-bar di Dacca (Banglasesh) uccidendo due persone e pendendo 20 ostaggi, tra cui 7 italiani. Il commento di RENATO FARINA

Forze di polizia all'esterno del locale di Dacca, Bangladesh (LaPresse)Forze di polizia all'esterno del locale di Dacca, Bangladesh (LaPresse)

Dopo Istanbul ora Dacca. Sono metropoli islamiche, entrambe hanno circa 15 milioni di abitanti. La prima ai confini con l'Europa, anzi già Europa. La seconda è Asia monsonica, si affaccia sui mari caldi. Vengono dopo gli attentati, passati sotto silenzio, perché ci siamo abituati, a Kabul, e in grandi città dell'Iraq. Ma queste città sono parenti di Bruxelles, Parigi, e certo ne scordiamo qualcuna tra le capitali del mondo. Hanno una cosa in comune: segnalano tutte la presenza di un esercito che sta combattendo una guerra mondiale che ormai non si può proprio più dire a pezzi. Il califfato ha una presenza capillare in tutto il globo, che è un piccolo villaggio. Mentre scrivo sto seguendo in diretta su internet la concitata cronaca di una televisione del Bangladesh. Come chi scrive, seduto davanti al suo computer, ci sono persone di ogni tipo, e siamo tutti seduti insieme. Non ci sono distanze. A questo tavolo comune ci sono anche i terroristi che guardano con soddisfazione questo spettacolo realizzato in un bar elegante, nel quartiere delle ambasciate della megalopoli bengalese.
Perché faccio questa riflessione? Perché oggi è impossibile pensare che possano essere dei confini di Stato, e neppure truppe di poliziotti e di contractor a tutelare gli indifesi, disoccupati e uomini di affari. Altro che muri. Dove lo costruisci il muro: nei bar? Invece, a dispetto di questa vicinanza che non è solo mentale ma realissima, perché la comunicazione è un fatto reale, affrontiamo queste vicende come se riguardassero entità lontane. Ce ne accorgeremo, se sono lontane.
Dobbiamo renderci conto che la guerra scatenata dal Daesh è certo nutrita da una lettura sconclusionata del Corano e della tradizione di tanti musulmani, ma è una minaccia immensa che nuota senza trovare ostacoli nella moltitudine di un miliardo e seicento milioni di fedeli del Profeta. E nell'altro miliardo che vive nell'ateismo relativista, nella nullificazione del valore del proprio io e di quello del prossimo: parlo di noi.
Intanto una constatazione: non c'è nessuno che, dentro quel mondo che grida "Allah Akbar", paia in grado di fermare questa massa cancerosa che si riferisce a Dio e onora senza saperlo il Diavolo.
Erdogan, il presidente turco, urla: "Lo stato islamico tradisce l'islam". E ha certo ragione. Ma se l'esempio è la sua idea di libertà stiamo freschi. Ha fino a pochi mesi fa tollerato il contrabbando di petrolio che dalla Siria è servito a rifornire di denaro questa guerra contro l'umanità, e quel califfato che ha di mira chiunque si discosti dalla lettura fanatica del Libro che per i suoi seguaci è Dio stesso, non soggetto ad alcuna interpretazione, ma sventolato come manifesto della morte propria e altrui.


COMMENTI
02/07/2016 - Non soltanto santi disarmati (Giuseppe Crippa)

Dio ci aiuti ad attingere alla testimonianza dei cristiani martiri che danno la vita senza toglierla, ma anche alla testimonianza dei santi che hanno vissuto difendendo con le armi il popolo cui appartenevano dalla prepotenza assassina di gente straniera letteralmente “assatanata”, come dice, tra i pochissimi giornalisti ad avere il coraggio di farlo, anche Farina. Guardiamo quindi anche ai combattenti di Lepanto sostenuti dal papa san Pio V e a quelli dell'assedio di Vienna animati da Marco d'Aviano, proclamato beato da papa Giovanni Paolo II nel 2003.

 
02/07/2016 - Allah non è affatto la prima vittima (Massimo Zamarion)

Perché Erdogan avrebbe ragione quando dice che "Lo stato islamico tradisce l'Islam?" Non è affatto vero. Ciò potrebbe essere vero se ci fosse un "vero Islam", ma non c'è, giacché Maometto non ha mai distinto l'Islam dalla Terra dell'Islam, e con quel mediocre pasticcio chiamato Corano, composto di materiali biblici mal digeriti, lo ha assoggettato alla storia nello stesso momento in cui voleva assoggettare per sempre la storia al suo progetto politico-religioso. Il fanatismo islamico e il "moderatismo" islamico sono come due fratelli, veri tutti e due e falsi tutti e due, i quali possono anche combattersi ma non possono uscire da questa logica. Se l'Islam, fanatico o meno, uscisse da questa logica semplicemente si auto-annullerebbe per cadere nelle braccia della civiltà cristiano-occidentale. Le feroci convulsioni del mondo islamico derivano da questa impossibilità di sopravvivere in "tempi di democrazia", come predisse Tocqueville 170 anni fa.