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GMG 2016/ La “chiamata” di Francesco per non scambiare un divano per la felicità

Papa Francesco (Lapresse)Papa Francesco (Lapresse)

Ogni giorno di più si fa strada il messaggio universale e particolare di Francesco: è quello della Chiesa, come dice Gesù nel Vangelo: “La mia dottrina non è mia”, ma l’insegnamento di sempre ha il suo timbro inconfondibile, perché non esiste una verità in generale, ma c’è solo quella che si incarna in un volto, in una voce, che sceglie alcune parole invece di altre. Non esiste un’altra Chiesa, un’altra storia della salvezza se non nel tempo. Non c’è la Roma eterna che si contrapponga alla Roma storica. E lo Spirito ha scelto questo Pastore.

Io credo che il messaggio di Francesco sia rivolto certo a chi aveva davanti, con le sue domande e i suoi problemi, quello dei cristiani di Aleppo diverso da quello di San Francisco, chi nella guerra, circondato dai morti, chi nelle metropoli della fashion e degli aperitivi. Ma valeva per chi non c’era, e anche per quei giovani che affollarono nel 1987 la Gmg a Buenos Aires, e che adesso hanno 50 anni e più. Perché Gesù manda adesso, anche se sei nel letto, vecchio e intrasportabile, o borioso leader in carriera di movimenti politici o religiosi. Mandato a testimoniare che la nostra vita è comunque è sempre afferrata dalla misericordia.

Mandati, inviati non con il grugno di chi accusa, ma lieti anche in questo tempo e in questo scenario di “guerra mondiale a pezzi”. La felicità è possibile, non è un sogno infantile o uno zucchero da telenovela o il termine di una rivoluzione violenta. Non bisogna scambiare la felicità per un divano, continua Francesco, “un divano contro ogni tipo di dolore e timore. Un divano che ci faccia stare chiusi in casa senza affaticarci né preoccuparci”, e “a poco a poco, senza rendercene conto, ci troviamo addormentati, ci troviamo imbambolati e intontiti”.

Gesù manda. Alziamoci. Non siamo soli.

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