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GMG 2016/ La “chiamata” di Francesco per non scambiare un divano per la felicità

Dalla Giornata mondiale della Gioventù 2016, papa Francesco manda un messaggio a ogni uomo, non solo ai ragazzi radunati davanti a lui a Cracovia, spiega RENATO FARINA

Papa Francesco (Lapresse)Papa Francesco (Lapresse)

“Gesù manda”. Due parole elementari. Soggetto, verbo. Manda chi? Qual è il predicato? (Cracovia-mondo, 30 luglio 2016). Nessuno è fuori da questa chiamata. Anche tu, ragazzino, che il Papa non ha preso per mano, che non sei riuscito neppure ad avvicinarti, e che magari ti senti trascurato da quelli intorno a te, così più vivaci e pronti di te, più brillanti, scelti dal prete per fare i capetti. Ciascun “io”, nella grande spianata polacca, dove un milione di “io” è confluito per la Giornata mondiale della gioventù (Gmg), può accogliere questo invito, vedere il dito di Cristo che lo indica e stupirsi, come Matteo nel quadro di Caravaggio, oppure uno può girarsi, fingendo che parli a qualcun altro, e pensare che è uno meglio di me, quello che “Gesù manda”.

Francesco cosa desidera per loro, per tutti e per ciascuno? Facile dare la risposta da cruciverba: la misericordia, la tenerezza. Certo, sono termini che si rincorrono ogni giorno nelle sue omelie, nei suoi discorsi, catechesi, esortazioni apostoliche, chirografi, telegrammi, saluti. È facile assimilarli a scritte con il ricciolo d’inchiostro lillà dei biglietti per i fiori all’aeroporto, ma da oggi hanno perso l’equivoco della tinta pastello: hanno preso forma di croce, morte, terrorismo, prima a Czestochowa, poi ad Auschwitz-Birkenau, quindi sui luoghi delle reliquie di due frati martiri uccisi dalla guerriglia maoista di Sendero Luminoso, poi presso i santuari memori della testimonianza luminosa di Santa Faustina e di San Giovanni Paolo II.

La misericordia non è un manto fosforescente distribuito con manica larga a gente dormiente. La misericordia è per chi chiede perdono sinceramente, non ha timore delle sue miserie, tu vai bene così, amico. Lasciati guardare da Cristo, lasciati indicare dal Suo indice proteso. E così come sei, misero, pieno di slanci in finiti naufragati in pozzanghere, hai un compito, sei mandato. A far che?
Non c’è un catalogo, un manuale delle giovani marmotte cristiane. Guardare Cristo, farsi guardare da Cristo, aprire il proprio cuore a Lui, a chi te lo fa vedere, nel sacramento della confessione (il Papa ne ha confessati cinque, e ha confidato di confessarsi senza vergognarsi dei propri peccati ogni due settimane). E vedere che i poveri, i malati, le vittime dei terroristi, ma anche i terroristi, sono carne di Gesù.

Ha detto proprio così. Davanti a ragazzi di centocinquanta Paesi e forse di più, questo Papa non ha avuto nessuna intenzione di consolare i giovani, di leccargli le ferite, per dargli una cuccia, un futuro decente, riparato, borghese, o di povertà misurata, accettabile. Non promette niente di questo. Gesù non è così. Non aveva neppure un sasso dove poggiare il capo, figuriamoci se è in grado di offrire “un divano”. Francesco offre - come già Giovanni Paolo II - un sentiero di montagna, ai margini del quale fermarsi a soccorrere gente percossa dalla vita e dalla violenza. Ma anche chi li ha percossi, i briganti che hanno abbattuto il viandante, non sono perduti. “Dio tocchi il loro cuore”. Gesù manda: anche da loro.