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ATTENTATO A CHARLEROI/ Non cadiamo nella guerra di massa del califfo

L'Isis ha rivendicato il ferimento di due poliziotte compiuto in Belgio da un algerino immigrato illegale, ucciso subito dopo. Qual è il vero messaggio del califfo? RENATO FARINA

Polizia belga a Charleroi (LaPresse)Polizia belga a Charleroi (LaPresse)

Perché il Daesh, lo stato islamico, rivendica come suo soldato persino l'autore dell'esibizione scalcinata eppure tragica di Charleroi, cioè un disgraziato senz'arte né parte?
La risposta è assolutamente coerente con la strategia raffinatissima del califfo. Ricorda Hitler, una volta di più, quando formalmente qualificò tutto il popolo, compresi i bambini e i vecchi, come combattenti.
Quella del Führer fu una mossa disperata. Invece Al Baghdadi la intende come un nuovo inizio. Benedice l'algerino e in tal modo lancia un messaggio: tutti gli islamici possono essere eroi e martiri, con un Tir, con un machete, con un sasso, riuscendo a uccidere 100 crociati o a ferire malamente due poliziotte inermi come a Charleroi (una è musulmana). Non conta il risultato, non bisogna essere addestrati, quelle in grande stile le organizziamo noi, voi agite nei piccoli centri, fatevi uccidere, va bene comunque.
È l'invito a una guerra di massa, con la speranza di generare, insieme al terrore, reazioni isteriche nel nemico, che siamo tutti noi.
Rileggiamo la rivendicazione dell'Isis tramite la sua agenzia Amaq: "Una fonte interna ha confermato all'agenzia che l'attacco di ieri a Charleroi, in Belgio, è stato effettuato da uno dei soldati dello Stato islamico in risposta agli appelli a colpire i cittadini dei Paesi che appartengono alla coalizione crociata".
Questo appello reiterato agli islamici di obbedienza jihadista chiama tutti a una grande responsabilità. Non parlo qui degli Stati e delle Autorità, mi riferisco ai cittadini comuni. Guai a cedere alla tentazione di vedere in un musulmano un potenziale assassino, e nello stesso tempo è compito primario della comunità islamica saper educare i propri membri fragili, non permettere che si diffonda il contagio sradicandolo anzitutto moralmente e poi avendo il coraggio di denunciare chi si avvia al servizio del diavolo scambiandolo per Allah.

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COMMENTI
08/08/2016 - Guardiamoci negli occhi (claudia mazzola)

Il venerdì verso le 14 vado in ufficio, si trova vicino ad una moschea. A quell'ora i musulmani escono dalla preghiera, si fermano al bar sulla strada. Io entro a bere il caffè, crocifisso al collo, qualche bimbo raggiunge il papà, tutti uguali i bambini, giocano. Ci guardiamo: ma voi...? Tu pensi davvero che noi...? No! Meglio non pensare, bene dialogare.