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Milano

IN MOSTRA/ Milani, il graphic designer un po' "artista" e un po' "ingegnere"

Una mostra all’Istituto Caterina da Siena di Milano, per scoprire, insieme a MAURIZIO MILANI, che non c’è bellezza e creatività senza un ordine

MilaniDeisgnR400.JPG(Foto)

Una delle prime creazioni, a diciassette anni, sono semplicemente tre linee ondulate, una sopra l’altra: è il marchio di una fabbrica di costruzioni con il cartone, che appartiene a un amico dell’asilo. Le onde ricordano il cartone, la forma a “M” l’iniziale del cognome, e sono tre come il padre e i due figli che lavorano con lui. È iniziata così la carriera di Maurizio Milani, che da 35 anni si occupa di graphic design. Un comunicatore che usa le immagini con la volontà di non ingannare la gente e non ricorrere, banalmente, «a un po’ di rossetto» come si fa solitamente nelle campagne pubblicitarie. Tre decenni di importanti lavori, per il Gruppo Enimont, Mirabilandia, il Gruppo Italtel, Global Assistance. Ancora, la Magneti Marelli, i lavori di immagine e segnaletica per il Policlinico e l’I.E.O. e quello recentissimo per l’Ospedale Niguarda. E poi collaborazioni con fotografi di fama internazionale: da Gabriele Basilico a Cesare Colombo a Mario De Biasi.

Ora, in occasione dei cento anni dell’Istituto Caterina da Siena di Milano, un muro lungo cento metri nel corridoio della scuola ospita la mostra con le opere più importanti del designer: “100 metri con Maurizio Milani. 35 anni di graphic design”. Inizialmente Milani voleva proporre un corso di formazione per gli insegnanti dell’istituto, poi è nata l’idea con professori e studenti di mettere in piedi una mostra che oggi è dedicata a Milani, domani a qualcun altro. «100 metri, perché quando sono venuto qui e ho visto il corridoio - spiega il visual designer - mi sono emozionato all’idea di una mostra “100 metri con…”; i prossimi potranno essere Dolce e Gabbana o non so, comunque artisti che oscillino tra la moda e il graphic design. Cento metri, dico io, che diverranno una maratona».

Su uno dei primi pannelli il manifesto del 1976 per l’Associazione seggiolai di Udine: le sedie di fattura artigianale, nere su sfondo bianco, sono disposte in modo confuso, a ricordare lo sconvolgimento del terremoto del Friuli. «Nasce il rapporto tra te, che sei l’artista, e il committente, che ti chiede una cosa e tu la devi masticare, innanzitutto per risolvergli il suo problema, ma mantenendo la tua vena artistica, senza svenderti, se no non vai avanti». Infatti, spiega Milani, «la comunicazione visiva è orientata verso due grandi aree, una è quella della pubblicità vera e propria, dove devi vendere il prodotto. Il graphic design invece si impone come indole di identificare, non vendere il prodotto».