Milano
martedì 2 marzo 2010
La solerte risposta del Governo ai casi di corruzione venuti alla luce nel mese appena trascorso merita qualche nota illustrativa. In primo luogo è utile ricordare che il cd. disegno di legge anticorruzione, approvato oggi in Consiglio dei Ministri, dovrà essere messo a punto in commissione ristretta, approvato dal Capo dello Stato e solo allora potrà iniziare il suo iter parlamentare; niente di immediatamente efficace, dunque, se non come manifestazione della volontà politica di porre fine a quanto di illecito si va scoprendo. In alternativa, il Governo era stato invitato dal giustizialismo nostrano a emanare un decreto legge, scelta peraltro assai problematica se non per il suo potenziale valore di deterrente, visto che per tutte le leggi - ma per le norme penali in particolare - vige la regola della irretroattività (si legga: i corruttori e i corrotti di oggi saranno processati con le norme oggi in vigore) Il contenuto si articola su tre capitoli. Uno è stato predisposto dal Guardasigilli Alfano e contiene l'inasprimento delle pene e alle aggravanti per i reati contro la Pubblica amministrazione. Il secondo, di competenza di Calderoli, si occupa delle modifiche al Testo Unico sugli Enti Locali introducendo controlli sugli stessi nonchè la ineleggibilità alle cariche pubbliche per i condannati per detti reati. Il terzo capitolo, di competenza di Brunetta, contiene norme relative all’incremento della trasparenza e dell’efficienza nelle procedure amministrative, quali la pubblicazione su internet di informazioni relative ad appalti pubblici, concorsi e progressioni in carriere, il vero deterrente - secondo alcuni - contro la corruzione. Una parte non secondaria del provvedimento, dunque, come testimonia il fatto che proprio l’assenza di tali norme aveva portato, il 18 febbraio scorso, a rinviare l’approvazione del ddl; qui si prevede - tra l’altro - un Piano nazionale contro la corruzione, coordinato dal Dipartimento della Funzione Pubblica, in cui ciascuna amministrazione dovrà mettere per iscritto il grado di esposizione al rischio corruzione dei propri uffici, e un Osservatorio della corruzione nella PA con compiti di analisi e di informazione.
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