Milano
martedì 25 gennaio 2011
Una piccola e interessantissima mostra allestita alla Biblioteca di via Senato fino al prossimo 27 marzo e collegata a quella più ampia di Palazzo Reale sull’arte islamica, mette a tema i rapporti tra Dante e l’Islam. L’intento è quello di documentare come la cultura islamica fosse diffusa in tutta l’Europa medievale e come ciò sia testimoniato nella Divina Commedia. La civiltà europea si è formata certamente dall’incontro del cristianesimo con la tradizione greca e romana, ma è stata anche permeata dalle correnti di pensiero ebraico e arabo. Ai tempi di Dante i rapporti tra mondo cristiano e mondo musulmano erano stretti in tutta l’area mediterranea, a dispetto delle feroci guerre di religione che la insanguinarono. Nel Duecento due uomini incarnarono quest’opera di contaminazione culturale: Federico II di Svevia, lo stupor mundi, con la sua corte modellata su quelle arabe, e Alfonso X di Castiglia, la cui corte fu il principale luogo di assimilazione, traduzione e trasmissione della filosofia e della scienza dei Mori. Dante cita molti nomi legati al mondo musulmano: Maometto, il Saladino, Avicenna, Averroè, Brunetto Latini, Pietro Ispano e mostra di conoscere le opere di filosofi e scienziati appartenenti a quella cultura. La mostra si articola in tre sale, modulate sulle tre cantiche della Commedia: la prima, molto scura, simula il fuoco che arde i dannati, la seconda con un lungo corridoio in penombra introduce al terzo spazio, luminosissimo e aereo.
Sono stato scolaro in anni in cui il medioevo della penisola era percepito, "sic et simpliciter" come epoca di prevalente oscurantismo, un lungo intervallo tra le civiltà, dolorosamente sospeso tra la tramontata gloria dell'impero romano e il rinascimento (luce di scienza, intelletto ed economia). Povertà, ignoranza, cieco, gretto, invasivo e miope dominio ecclesiale, indiscriminata caccia alle streghe e mano libera ad un'inquisizione spietata ed ingiusta sono le immagini semplificatorie, ingiuste e cupe dei biechi stereotipi che più facilmente resistono nello sfondo della memoria collettiva. E' doveroso riscoprire il medioevo in tutta la sua complessità, usando coraggio per smantllare quella pletora di luoghi comuni con cui solitamente lo si denigra.
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