Milano
giovedì 20 ottobre 2011
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“Pensare di rispondere ai problemi della mobilità ed in particolare dei pendolari aumentando le dimensioni delle aziende ed incrementando l’offerta di treni a discapito dei servizi su gomma sembra tanto la classica scorciatoia all’italiana che in realtà non solo non risolve il problema , ma probabilmente lo accentua. Se l’obiettivo è un’offerta integrata di servizi ed un uso più efficiente ed efficace delle risorse la risposta che ha dimostrato di funzionare in Europa è quella di una pianificazione/programmazione forte e l’apertura del mercato a dinamiche concorrenziali, facendo fare a ciascuno il suo di mestiere e non quello degli altri”. E’ la provocazione di Marco Piuri, Ad per l’Italia e l’Iberia di Arriva-DB ed ex CEO del gruppo Ferrovienord. In un momento in cui si discute di un’eventuale fusione tra ATM e Trenord, la società nata a sua volta dall’unione tra Lenord e Trenitalia in Lombardia, il manager spiega che la vera integrazione del sistema è opportuno che parta dalla “testa” e non dai “piedi”.
Come valuta l’ipotesi di fusione tra Trenord e Atm?
Non conosco i contenuti del progetto, e quindi non posso esprimermi nello specifico. Osservo però che se l’obiettivo è quello dell’integrazione/razionalizzazione dei servizi e di un incremento dell’efficienza non credo che la risposta venga da questo tipo di soluzioni.
L’obiettivo da raggiungere non è quindi quello di una maggiore integrazione?
A me pare che il proverbio milanese “ofelé fa el to mestee” sia il più appropriato per spiegare quale è a mio avviso l’approccio più adeguato. L’integrazione dei servizi deve essere assicurata dalla loro programmazione. E’ il regolatore del sistema che deve definire standard e caratteristiche dell’offerta, garantendo la disponibilità di reti ed infrastrutture adeguate. In Italia invece molto spesso, e onestamente non solo in Lombardia, si compie un errore strategico ed industriale enorme: si fanno coincidere tre livelli del sistema che invece devono rimanere ben distinti: il piano della pianificazione/programmazione, la responsabilità dell’affidamento dei servizi (il mestiere della stazione appaltante per intenderci) e la gestione operativa dell’attività. La prima è propria dell’istituzione/regolatore, e la dimensione regionale integrata con gli ambiti urbani è probabilmente la più adeguata. La seconda può essere in capo a soggetti giuridici differenti (enti locali, agenzie…) e deve guardare alla possibile ottimizzazione delle reti di servizi. Il terzo è quello dell’operatore, del mercato sarei tentato di dire se questa parola in Italia avesse un senso, che è chiamato ad organizzare i fattori della produzione del servizio.
Questa distinzione in Italia è praticata?
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