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IL CASO/ Bonfanti (Portofranco): troppi studenti stranieri? Sta a noi trasmettere la nostra cultura

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Aumenta il numero degli studenti stranieri  (Foto Ansa)  Aumenta il numero degli studenti stranieri (Foto Ansa)

Anche la scelta degli istituti professionali non è casuale: da una parte gli stranieri capiscono che c’è una maggiore facilità per quanto riguarda l’impatto culturale, ma dall’altra si tratta di gente molto concreta, che guarda realmente a una possibilità di lavoro immediata, mentre spesso gli italiani si convincono che il liceo è l’unica strada da seguire. Da questo punto di vista vedo tantissimi stranieri che all’inizio hanno un impatto con la nostra scuola particolare, soprattutto quelli di origine araba, che spesso prendono la nostra scuola alla leggera, ma in molti c’è una grande voglia di fare, di riuscire, che fa molto riflettere rispetto ai tanti studenti italiani che vivendo nel benessere da tutta una vita non possiedono. Portofranco va incontro a questi ragazzi nello stesso modo in cui va incontro a quelli italiani, cioè aiutandoli a studiare in modo gratuito, senza avere un metodo particolare per i diversi giovani, ma cercando di favorire in tutti un impegno personale rispetto al proprio studio e la propria vita. Vedo che poi questo porta i suoi frutti perché, oltre alle differenze, ciascuno  ha il desiderio di conoscere e di essere felice. Ho tanti esempi veramente significativi, come quello della ragazza egiziana arrivata in Italia ormai quasi nove anni fa: il padre era egiziano e la madre marocchina, e dopo la separazione il padre l’ha riportata in Egitto, ma a 14 anni lei si è imposta ed è venuta a Milano senza sapere una parola di italiano: in breve tempo si è diplomata, ha frequentato l’università Cattolica, si sta laureando e sta facendo uno stage. Questo è proprio il classico esempio di una giovane che fino all’ultimo ha voluto integrarsi e realizzare qualcosa di bello per sé e per il suo popolo. Poi c’era un altro ragazzo che frequentava una di quelle bande giovanili di egiziani che si contrappongono a quelle latinoamericane che frequentano soprattutto la zona di piazzale Loreto. Una volta entrato in contatto con Portofranco e vedendo il clima che si respirava da noi, piano piano ha deciso di cambiare la sua vita: con un po’ di fatica si è diplomato e ora è alla ricerca di un lavoro».

 

(Claudio Perlini)

 



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