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BANDO SEA/ Così Tabacci vuol regalare la Lombardia a Gamberale e alle banche

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Come da copione, il 29,75% delle quote di Sea in mano al Comune di Milano sono state acquisite da F2I, il fondo di investimenti di Vito Gamberale. Costo del pacchetto: 385 milioni più un euro. Anche al fondo indiano Srei faceva gola l’offerta. Ma per una beffa del destino, il suo rappresentante legale, Vinod Sahai, è arrivato 10 minuti in ritardo rispetto al termine ultimo previsto dal bando. E  l’affare, per lui, è sfumato. Peccato. Per il Comune. Stando alle sue dichiarazioni, infatti, gli indiani avevano messo sul piatto 40 milioni in più. Questi pare che, a differenza delle intenzioni manifestate inizialmente, non faranno ricorso. «Vorrebbe comunque dire – dice Sahai - che cominciano male i rapporti con l'eventuale partner di maggioranza. E comunque. L’ unico nostro scrupolo è quello di non rovinarci l'immagine, visto che abbiamo altri interessi in Italia». Una vicenda, in ogni caso, densa di elementi da chiarire. Ne abbiamo parlato con Giacomo Beretta.  

Tabacci ha detto che se la società indiana dovesse fare ricorso e se la magistratura dovesse sospendere l'operazione «salterebbe il patto di stabilità e a quel punto chi ricorre dovrà anche farsi carico del danno erariale provocato alle casse del Comune». E’ così?

Se fanno ricorso, la cessione viene bloccata, il Comune non incassa e, effettivamente, non rispetterebbe il patto di stabilità. Resta da vedere se potrà effettivamente chiedere il danno erariale. Tabacci, infatti, parte dal presupposto di aver agito in maniera corretta. Ma la società indiana, laddove effettivamente facesse ricorso, potrebbe vincerlo.

Come valuta l’operazione nel suo complesso?

Io non l’avrei fatta. In questo modo non si sono valorizzate le quote di Sea, ma si è deciso di svenderle a un privato. E’ vero che tali quote ammontano solo al 29,75 per cento della società. Ma l’acquirente ha acquisito il diritto di nominare il direttore finanziario, con il potere di veto sui piani industriali. I segnali, quindi, indicano che il Comune procederà alla svendita di altre quote.  

De Corato  annuncia un esposto alla magistratura - che ha già aperto un fascicolo-  e alla Corte dei Conti perché valutino l’intera vicenda. Secondo lei sussistono gli estremi per aprire simile procedure?

 



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COMMENTI
19/12/2011 - Critiche ingiuste (dettate dall'invidia?) (Giuseppe Crippa)

Trovo quanto meno poco elegante che la minoranza del consiglio comunale milanese sottoponga all'attenzione della magistratura amministrativa una decisione non condivisa presa dalla maggioranza appena eletta e mi auguro che questo atteggiamento non divenga una costante del suo agire. Non mi pare poi bello il modo in cui Giacomo Beretta, predecessore di Tabacci nella funzione di Assessore al Bilancio del comune di Milano (ma questo l’intervistatore non lo dice), critichi l'operato del successore. Dare lo stesso valore ad una partecipazione di minoranza e ad una di maggioranza (“La società vale un miliardo e mezzo. Il 30% corrisponde a 450 milioni”) è piuttosto discutibile e definire Tabacci come appartenente alla vecchia sinistra demitiana significa far torto a Giovanni Marcora – indimenticato politico milanese che ne fu il maestro - e soprattutto al suo lavoro nella regione Lombardia (che ha anche presieduto)