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Milano

DIBATTITO/ 11. Branciaroli: senza popolo (e soldi) il Teatro non può rivivere

FRANCO BRANCIAROLI, attore e regista teatrale milanese, offre un nuovo contributo al dibattito sul tema della cultura a Milano, aperto  da Luca Doninell. Come si misura la vitalità culturale di una città? Dal numero di mostre o dal numero di concerti rock? E lo Stato cosa deve finanziare?

L'attore Franco BranciaroliL'attore Franco Branciaroli

«Per discutere dello stato della cultura a Milano, cercando di evitare i soliti luoghi comuni, è bene innanzitutto chiarire cosa intendiamo, precisamente, con il termine “cultura”». Franco Branciaroli, attore e regista teatrale milanese, inizia così la sua intervista a IlSussidiario.net, offrendo un nuovo contributo al dibattito aperto sul tema dallo scrittore Luca Doninelli.

«A mio parere, la cultura è in contrapposizione con il sapere. La vera cultura è infatti una manifestazione della vita, dell’esistenza. Riguarda tutto, non solo le forme “alte” o “superiori”, ma anche come si fa il pane e come si produce il vino. La mia ipotesi di partenza è che la cultura sia stata distrutta dal sapere e che ciò che noi oggi chiamiamo “cultura” non sia altro che l’esposizione museale di un settore della cultura umana, come ad esempio le arti del passato. Il fatto è che quando si parla di questi temi, o quando si “amministra” la cultura, molte ambiguità, furbescamente, non son chiarite».

Cosa intende dire?


Come si misura la vitalità culturale di una città? Dal numero di mostre o dal numero di concerti rock? Ognuno, com’è comprensibile, ha la sua idea in merito. E lo Stato cosa deve finanziare? Il Teatro o il cinema, i pittori o gli scrittori?

Lei come la pensa in proposito?


In democrazia fortunatamente non c’è una commissione di saggi che decide cosa è arte e cosa non lo è. Ai politici però bisognerebbe chiedere un po’ di coerenza.
Io, ad esempio, sono convinto che il cinema non andrebbe finanziato. Sponsorizzando una sceneggiatura chi ci dice che il risultato finale sarà un’opera d’arte? O forse si è scelto di finanziare l’intrattenimento? Se l’idea è questa allora bisognerebbe dare fondi anche alle discoteche e ai concerti rock.
Guardiamo il rovescio della medaglia: quanto costa realizzare un “Edipo Re”? Visto che il Teatro costa non lo mettiamo più in scena negandolo alle generazioni future?

Vuol dire che le istituzioni hanno abbandonato il Teatro, preferendogli l’intrattenimento?


COMMENTI
01/02/2011 - E' la società che cambia (Adriano Sala)

Nell'analisi del teatro, e più in generale della cultura, Branciaroli dimentica la dimensione fondamentale: il mutamnto della società. Nei secoli passati la cultura e l'intrattenimento erano teatro e libri. Dal dopoguerra si sono verificati cambiamenti epocali. Al teatro si sono aggiunte televisioni, cinema, riproduzioni tramite nuovi mezzi multimediali, la rete. A questo si aggiunge la grande mobilità individuale: non si assiste più solo agli spettacoli teatrali del proprio paesello, ci si sposta con grande facilità verso le città ( e teatri) importanti. E' charo che il teatro va in crisi, ma non ci possiamo fare molto e non possiamo pretende di avere molti contenuti per tenere in vita tutti i contenitori del passato. In provincia di Modena esistono splendidi teartri vuoti a 20 km uno dall'altro! Allora, invece di piangere su un mondo che non c'è, nè ci sarà più, Branciaroli farebbe bene a fare proposte di downsizing del teatro per salvare ciò che veramente vale la pena di salvare. Altrimenti le lamentele paiono un Cicero pro domo sua, per salvare "gli stipendi".