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FOCUS/ 4. Ferlini (Cdo): dal ciabattino al sarto, così Milano si innova...

giovedì 10 febbraio 2011

Com’è cambiato nel corso dei decenni il lavoro a Milano? Dopo gli interventi del mondo del sindacato e dell’università, il dibattito de IlSussidiario.net prosegue con il punto di vista del Presidente della Compagnia delle Opere di Milano, Massimo Ferlini.
«Ogni mattina, guardando fuori dalla finestra del mio ufficio, ho davanti agli occhi quella che era la città delle grandi aziende manifatturiere e che oggi è la città degli uffici, dei servizi e del terziario», diceva Gigi Petteni, segretario lombardo della Cisl. Quali sono però i motivi di questo mutamento e quali le politiche più appropriate per rispondere a queste trasformazioni? «Laddove e quando, anche a Milano, una visione ideologica ha cercato di imporre, attraverso vincoli e blocchi, il mantenimento delle fabbriche e delle infrastrutture produttive, è stata la stessa economia a rifiutarlo. Per questo occorre una guida attenta che possa favorire e incentivare la diffusione e l’applicazione di tecnologie sostenibili. Una politica industriale che non sia dirigista, ma che vada nel segno dell’innovazione, della ricerca e dell’esportazione. All’interno di questa logica sono convinto che, sia come sistema Italia che come sistema economico lombardo, il settore manifatturiero oggi vada salvaguardato».

Quanto incide la progettazione della città sullo sviluppo dell’economia e del lavoro?


Molto, a Milano i precedenti piani regolatori cercavano di mantenere ad ogni costo la natura industriale di alcune aree, ma il mercato si è sempre ribellato a questi vincoli. L’esperienza del passato ci dice perciò che è possibile immaginare di incentivare la produzione aumentando il valore aggiunto o favorendo lo sviluppo industriale, la pianificazione però dev’essere di larga scala, perché ragionare limitandosi ai confini comunali è un errore.

A questo proposito, il Pgt appena approvato rappresenta un passo in avanti?


Direi di sì. Innanzitutto in termini di metodo, perché attraverso la perequazione realizza una pianificazione partecipata , in secondo luogo, ha il merito di difendere la competitività dell’area urbana milanese. All’interno di questo quadro, con la flessibilità necessaria, c’è tutto lo spazio per l’insediamento di settori produttivi. La produzione non andrà però decisa sulla base del passato, ma dello sviluppo economico, anche perché è probabile che se Milano vuol tenere alta la propria competitività dovrà attrarre e mantenere le punte più avanzate dei servizi alla produzione.

Quali sono le caratteristiche peculiari del lavoro nel capoluogo lombardo, che hanno resistito ai cambiamenti del tempo? 




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